Privacy Policy Ieri Sardegna, ma è l'Italia che si sgretola -
sabato 18 Gennaio 2020

Ieri Sardegna,
ma è l’Italia
che si sgretola

Dimissioni subito dell’incapace e peggio (magistratura dove sei?) Presidente della giunta regionale Cappellacci. Sardegna priva dei centri di coordinamento in caso di disastri. S’è visto. La rabbia di Gabrielli, protezione civile: allarme comunicato con 12 ore di anticipo. Che ha fatto la Regione?

Geoitalia, la pubblicazione della Federazione Italiana di Scienze della Terra, lo ripete da anni quasi annoiando. “L’opinione pubblica -ci ricordano i geologi- acquisisce una consapevolezza sempre crescente riguardo alle criticità che la società dovrà affrontare in campo ambientale: purtroppo non viaggiano di pari passo né la percezione di quali siano i comportamenti virtuosi né, tantomeno, la loro adozione”. Quindi una costatazione che ha il sapore, oggi, di una preveggenza: “Questo deficit, che traspare inevitabilmente a vari livelli, dal politico fino al singolo cittadino, ha molteplici e complesse ragioni che gli effetti di un uso improprio del territorio mettono a volte in drammatica evidenza”. Ecco il doloroso necrologio Sardegna, «Gli effetti di un uso improprio del territorio».

 

Certo, non è colpa delle autorità locali di Olbia o di Oristano se vengono giù 440 millilitri di pioggia in 24 ore. Va però detto che un mese fa, la protezione civile aveva denunciato alla Commissione Ambiente della Camera, che sei Regioni non avevano neppure avviato i Centri Funzionali Decentrati destinati a coordinare i soccorsi in caso di bisogno. Tra queste sei regioni inadempienti anche la Sardegna. Eppure che l’Italia stia franando (non solo metaforicamente), è noto a tutti. Nei cento anni e mancia, dal 1900 al 2002 (dati raccolti sul Corsera dai geologi Margottini, Guidoboni e Valensise, «si sono verificati 4.016 eventi con gravi danni e ci sono state 5.202 vittime per frane e 2.640 per alluvioni». Cioè 39 frane e inondazioni con 77 morti l’anno.

 

Cappellacci Berlu sito

 

Nei dieci anni che mancano a quella statistica, si devono aggiungere i disastri successivi a Ischia, Giampilieri, Borca di Cadore, Vicenza, Genova, e ora Sardegna. Che la situazione idrogeologica italiana sia un disastro lo sanno anche i nostri rappresentanti in Parlamento. Risoluzione della Commissione Ambiente della Camera: «le aree a elevata criticità idrogeologica (rischio frana e/o alluvione) rappresentano circa il 10% della superficie del territorio nazionale (29.500 chilometri quadrati) e riguardano l’89% dei Comuni». Peggio ancora: un Comune su cinque «sono state costruite in aree a rischio idrogeologico strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali». Di più ancora: «Il 68% delle frane europee si verifica in Italia». Fragilità naturale del territorio, ma non solo.

 

Volete i nomi degli assassini? Disboscamenti selvaggi, quartieri costruiti negli alvei, rinvii di spese indispensabili come la carta geologica attesa dal 1988, taglio progressivo dei fondi per il rischio idrogeologico, da 551 a 84 milioni tra il 2009 e il 2012. Solo 20 quest’anno. Un quarto dei soldi buttati per convertire l’ospedale militare alla Maddalena in un hotel mai aperto per il G8 mai fatto. Miopia fatale pagata in lutti e soldi. L’Ance, l’associazione dei comuni: «Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro». Ma anche quando i soldi da investire ci sono, cosa accade? Dal 1990 abbiamo racconto 801 miliardi di imposte «ecologiche». Spesi per il risanamento per l’ambiente? Meno di sette. 0,9 per cento.

 

Banditi.

 

Potrebbe piacerti anche