Privacy Policy Allarme Libia di Bonino Smemoranda -
lunedì 16 Dicembre 2019

Allarme Libia
di Bonino
Smemoranda

La Libia frantumata del dopo Gheddafi è una bomba innescata nella mani di molti possibili stragisti alla ricerca di una vendetta contro il mondo. Non servivano certo i Servizi segreti o un ministro a segarcelo. Le contraddizioni dei due pesi e due misure. Un promemoria di Aldo Madia

Ministra Bonino. «”Tra i disperati non escludo che ci siano anche persone appartenenti a gruppi jihadisti”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Emma Bonino, in conferenza stampa a Bruxelles al termine del consiglio Affari esteri. “Non parlo di minaccia terroristica, ma di minaccia alla sicurezza”, precisa. La minaccia arriva dalla Libia, paese “con elevato grado di fragilità e senza controllo del territorio”, a detta di Bonino “un canalizzatore del traffico di esseri umani e non solo”».

 

I percorsi della memoria. La denuncia della sempre attenta ministra Bonino stupisce, se mai fosse, per la scoperta di un dato scontato. La Libia del dopo Gheddafi è oggi una bomba innescata nella mani di molti possibili stragisti alla ricerca di una vendetta contro il mondo. Quindi, la necessità di un utile promemoria anche per la ministra Bonino e per tutti noi. Ed ecco una sintetica ma puntuale ricostruzione che ci ha fatto Aldo Madia

 

lIbia caos BIS

 

Nasce la rivolta. Il 15 febbraio 2011, a Benghasi, in Cirenaica a Nord Est di Tripoli, Fathi Terbil, avvocato per i diritti umani, stava guidando l’ennesima manifestazione dei familiari delle vittime di due massacri compiuti dalle Forze di Sicurezza di Gheddafi.

L’intervento repressivo dell’Esercito causò una ventina di morti, numerosi feriti e centinaia di arresti.

Allarmato dalle rivolte in Tunisia ed Egitto (dicembre 2010 e gennaio 2011), Gheddafi aveva inviato in Cirenaica il 32° Reggimento corazzato delle Forze Speciali comandato dal figlio, Khamis.

L’arresto dell’avvocato dette via a disordini durante i quali le FS spararono contro i manifestanti causando 2 morti e alcuni feriti.

I dimostranti, alla scarcerazione del legale, il 17 del mese, organizzatono “il giorno della collera” a Benghasi e ad Al Bayda, nell’estremo Nord, e la Sicurezza libica fece ancora uso delle armi con un bilancio di 10 morti e numerosi feriti.

L’intervento armato di Khamis si rivelò un errore strategico di proporzioni catastrofiche.

Gli scontri si estesero ad Ajdabiya, la zona costiera a Est di Tripoli ai confini con la Cirenaica, Shahat (a Nord Ovest da Benghasi, tra Al Bayda e Derna), Zintan zona montagnosa nel Fezzan e roccaforte berbera a Sud Ovest della capitale).

 

Trombettieri contro. A tre giorni dall’inizio degli scontri le emittenti “Al Jazeera” del Qatar e “Al Arabiya” dell’Arabia Saudita iniziarono a diffondere notizie allarmistiche – subito riprese dai media occidentali – di bombardamenti in tutto il Paese, sparando le cifre di 10 mila morti, 50 mila feriti, fosse comuni per occultare i cadaveri e migliaia di persone in fuga.

Nella guerra che ormai si preparava Gheddafi aveva già perso la battaglia decisiva, quella mediatica che, iniziata dal Paesi storicamente ostili a Gheddafi, aveva orientato e disinformato – come emergerà troppo tardi – gran parte della stampa non solo occidentale.

Con sorprendente tempestività nella notte del 26 febbraio il Consiglio di Sicurezza  delle Nazioni Unite all’unanimità e col placet dell’ Unione Africana e della Lega Araba approvò la Risoluzione 1970/2011 che accusava Gheddafi di crimini contro l’umanità deferendolo alla Corte Penale Internazionale. Il provvedimento imponeva il congelamento dei beni per i sei più alti esponenti libici e il divieto di espatrio per Gheddafi e altri 15 esponenti del regime a lui collegati.

La risposta sul terreno è alle armi: in pochi giorni l’Esercito di Tripoli riprendeva il controllo della cintura più prossima alla Tripolitania facendo uso di artiglieria pesante e aerei.

 

La comoda Grandeur. Il 10 marzo, la Francia, a sorpresa, riconobbe l’estemporaneo “Governo Transitorio Libico” di Benghasi dopo averne ricevuto all’Eliseo due emissari e con l’UK si dichiarò a favore di interventi aerei in Libia attraverso una Coalizione ad hoc.

Una settimana dopo, mentre i militari libici riprendevano il controllo di tutte le città occupate dagli insorti – arretrati in 4 giorni di 250 chilometri – e si attestavano a 35 km da Benghasi, il Consiglio di sicurezza Onu con il consenso della Lega araba approvava (10 voti a favore e l’astensione di Brasile, Cina, Germania, India e Russia) la Risoluzione 1973/201. Tre le sanzioni chiave: “no fly zone” sulla Libia con adozione di tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile; il rafforzo dell’embargo di armi verso Tripoli, e il congelamento delle istituzioni finanziarie libiche tra cui “Central Bank of Libya”, “Libyan Investment Authority”, “Libyan Foreign Bank”, “Libyan National Oil Company”.

Appena due giorni dopo, la Francia inviò 5 aerei da combattimento per bombardare le truppe di Gheddafi dispiegate intorno a Benghasi e in serata navi statunitensi lanciarono missili Cruise su Tripoli e Misratah per distruggere la contraerea libica mentre l’UK rivelò che anche le Forze britanniche erano in azione sul territorio libico.

 

Volonterosi azzardi. Nasce la “coalizione dei volenterosi”, a guida USA, UK e Francia e con l’assenso della Lega araba. Alleanza a convinzione e partecipazione concreta variabile. La disponibilità di Canada, Danimarca, Giordania, Paesi Bassi, Qatar, Spagna, Svezia e Turchia a partecipare al blocco navale. La logistica assicurata dall’Italia con l’apertura di tutte le basi per le Forze USA/NATO.

E’ l’inizio della di un’altra “guerra umanitaria” a comando NATO assunto il 30 marzo.

La Libia, priva di un Esercito e armamento adeguati e di referenti politici in grado di fornire un ombrello protettivo in seno al CdS ONU ha pagato lo scotto più alto.

Il Paese è stato devastato in 8 mesi di bombardamenti e guidato per altrettanti mesi dal  “Governo Provvisorio” diretto da ex Ministri di Ghaddafi rimasti con lui fino a pochi giorni prima dell’inizio della rivolta e riconosciuto con rara rapidità da Francia e altri Paesi facenti parte di un’improvvisata “Coalizione”.

 

Libia Liberata o cancellata? Oggi la Libia registra la parcellizzazione del Paese – diviso in Cirenaica, Fezzan e Tripolitania – scontri quotidiani tra le centinaia di milizie dei “rivoltosi”, il tessuto energetico e finanziario gestito in gran parte da Francia e UK, la presenza di numerosi gruppi jihadisti di orientamento qaedista alcuni dei quali anche inseriti nelle residuali Forze di Sicurezza.

Un Paese alle soglie di una guerra civile.

 

Doppio standard e doppia faccia. L’accanimento mediatico e militare verso Tripoli, rimuove di colpo anche la memoria di vecchi affari e peccati occidentali in Libia. Uno dei più fedeli esecutori delle politiche occidentali in termini di lotta alla migrazione, acquisto di armamento USA, investimenti in titoli pubblici USA ed EU.

Vecchi affari da nascondere e nuove verginali virtù da costruire. Con i media schierati in prima linea.

Nel caso della Libia, la campagna mediatica è stata il volano utilizzato per preparare il terreno a un intervento normalizzatore, contro-insurrezionale e, al tempo stesso, per inviare un monito agli altri Capi di Stato negli Scacchieri di crisi.

La posizione della Comunità Internazionale sulla Libia rispetto ad altri Paesi dove continuano manifestazioni contro le rispettive leadership segnala il double standard adottato da Usa e Nato a secondo dei diversi interessi da tutelare.

 

Aldo Madia

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