giovedì 20 giugno 2019

Economia e crisi: i numeri delle diseguaglianze

La World Trade Organization dice che l’Europa esporta il 6% in meno rispetto all’anno precedente. Colpa soprattutto degli scambi interni crollati in Grecia (-18%), Francia (-10%) e Italia (-8%). Eppure sono saliti a 1.529 mila i milionari italiani in dollari. Cresco i molto poveri e i molto ricchi

I numeri dell’Italia. Rapporto annuale 2013 dell’ISTAT, periodo pre-crisi, 2007, sino al primo semestre 2013: una caduta di 2 punti del Prodotto Interno Lordo e di 4 punti di consumi per la riduzione della capacità di spesa delle famiglie. Oltre agli 8 milioni di disoccupati, il 12% della popolazione (sopra al 20% considerando cassa integrazione e i non iscritti all’elenco dei disoccupati), con punte del 39% fra i giovani, mentre i dipendenti pubblici hanno perso il 10% del reddito per il blocco della contrattazione.

Ora di sta discutendo in Parlamento la “Legge di stabilità”, la vecchia legge di bilancio le cui linee di rigore sono state approvate da Ecofin e Consiglio europeo. Ma quali sono i conti italiani in questo novembre? Ad esempio il debito pubblico. Con l’introduzione del pagamento dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni con le imprese, il debito pubblico è salito oltre il 134%, con un calo previsto del PIL a meno 1,3% e una spesa per gli interessi del 6% da qui al 2016.

Nel rapporto sull’Italia presentato del Fondo Monetario Internazionale si legge che la Banca Centrale Europea dovrebbe accompagnare l’Italia con una “Long Term Refinancing Operation”. Un’offerta straordinaria di liquidità da parte dell’Eurotower per garantire alle Banche il superamento della difficile fase di instabilità. La BCE lanciò due analoghe operazioni a cavallo tra il 2011 e il 2012 concedendo prestiti alle banche europee all’ 1% da rimborsare entro tre anni.

A 18 mesi da quell’operazione, mentre gli istituti di credito di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo e Spagna hanno iniziato a versare quanto ricevuto, mentre gli istituti italiani -che hanno preso a Francoforte 255 miliardi di credito- ne hanno rimborsato (sino a maggio 2013) solo otto, pari al 3,1% a fronte del 47,6% della Francia, l’82,6% della Germania, il 36% dell’Irlanda, il 10% del Portogallo e il 24% della Spagna. Sulla questione la Banca d’Italia ha spiegato che le banche hanno privilegiato prestiti allo Stato acquistando Bot o Btp ma trascurando imprese e famiglie.

A fine 2011, i prestiti bancari alle imprese erano di 894 miliardi. Ad aprile 2013 erano scesi a 852, mentre il portafoglio dei titoli di Stato delle banche è salito da 209 a 378 miliardi, senza che la liquidità straordinaria acquisita dalla BCE sia stata destinata a mutui né a investimenti produttivi. La conseguenza è che -secondo studi di settore (Royal Bank of Scotlan)- il sistema bancario italiano nel 2012 è quello relativamente più esposto in Europa al debito pubblico nel proprio paese.

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La fragilità economico-finanziaria italiana è legata agli 80-90 miliardi di interessi che ogni anno lo Stato deve pagare ai detentori del suo debito pubblico. Somma a cui aggiungerne altri 45-50 per riportare entro 20 anni il debito pubblico al 60% del PIL, in una fase di calo della produzione, crescita del debito, aumento di interessi e quota debito da restituire. Ora il pareggio in bilancio è stato inserito nella Costituzione, e quindi, la massa monetaria necessaria -in tempi di crisi- sarà a carico di lavoratori a reddito fisso, pensionati e segnata da tagli alla spesa pubblica.

Misure alternative alle politiche neoliberiste rivelatesi recessive potrebbero arrivare attraverso due strade: privilegiare produzioni e consumi ecologici rispettando la sostenibilità degli impianti nel territorio; lottare contro l’evasione fiscale che risulta superiore al debito pubblico (2.200 miliardi di euro), recuperare risorse dal settore militare e dalle grandi opere per i necessari ammortizzatori sociali. Nella Legge di stabilità di cui è in corso il dibattito mancano segnali di svolta.

Privo di concrete prospettive appare anche il G-8 di giugno a Lough Erne, in Irlanda del Nord. Il Vertice tra Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Russia, Usa, i Presidenti di Commissione e Consiglio Europeo con Fondo monetario a Banca mondiale per firmare la “Transatlantic Trade and Investment Partnership”. Progetto per dare una spinta all’economia statunitense ed europea, ma ha solo ipotizzato una crescita Ue fra lo 0,5% e l’1% del PIL e la creazione di 1 milione di posti di lavoro senza però fornire strumenti concreti.

Per la lotta all’evasione fiscale, i “Paradisi Fiscali” che includono dieci Territori britannici d’oltre mare e Dipendenze dalla Corona , sono stati invitati a firmare l’Accordo dell’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) per lo scambio di informazioni fiscali. La Convenzione Multilaterale per lo scambio dei dati fiscali, ha poi ceduto l’attenzione alla crisi siriana allora ssgnata dall’ipotesi di guerra immediata.

In realtà quindi, per l’Europa non vi sono stati concreti cambiamenti rispetto alla politica di austerità che dal 2008 in avanti ha favorito banche e fondi di investimenti. Al contrario, anche nel “G-20”, il Vertice è rimasto ancorato al neoliberismo e ha riproposto l’austerity, subito ripresa dalla Germania, moderata da dichiarazioni su sviluppo e attenzione sociale privi di sostanza.

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In prospettiva la disuguaglianza sociale è anzi destinata a crescere, con accumulo di ricchezze per pochi e aumento di masse di depauperati e poveri. A dimostrazione della facile previsione è la sintesi dei dati pubblicati nell’ottobre 2013 nel “Global Wealth Report” dell’Istituto di Ricerca del Credit Suisse che ha esaminato la contabilità globale 2012 dell’Italia.

Numeri da brivido. 12.463 imprese fallite; perdita di 507 mila posti di lavoro; andamento del PIL meno 2,4 (il peggior risultato dal dopo guerra). Nello stesso periodo, il numero dei “ricchi”, patrimonio stimato superiore a 1 milione di dollari, è aumentato di 127 mila persone che fa salire a 1.529 mila i milionari italiani in dollari.

E per il trend mondiale limitato ai primi 10 Stati indica (in migliaia): USA + 1.682, passando da 11.534 a 13.216; Francia + 287, da 1.924 a 2.211; Germania + 221 da 1.514 a 1.735; Italia + 127 da 1.323 a 1.449; Regno Unito + 117, da 1.412 a 1.520; Svezia + 100 da 406 a 506; Cina + 90 da 1.033 a 1.123; Spagna + 47 da 355 a 402; Canada + 46 da 948 a 993; Belgio + 38 da 231 a 269.

Come è possibile? Perché il valore del loro patrimonio è stato investito in azioni o obbligazioni ed essendo i profitti da capitale tassati alla fonte, in Banca, non rientrano nella dichiarazione dei redditi né nei prelievi Irpef. A ulteriore riprova di quanto sostenuto, il rapporto evidenzia come contestualmente siano salite le Borse e le quotazioni dei Titoli di Stato.

A fare salire Borse e bond sono stati la Federal Reserve Usa e la Banca Centrale Europea che tra la fine del 2011 e la fine del 2012 hanno stampato moneta per 900 miliardi di euro distribuendo alle Banche circa mille miliardi a lungo termine e a tassi bassi rilanciando i mercati nel mondo finanziario, e la Borsa e i prezzi dei bond a beneficio di chi aveva patrimoni da investire.

 

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