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giovedì 12 Dicembre 2019

In Pakistan i droni assassinano la pace

I killer volanti che obbediscono a ordini spesso insensati. L’antiterrorismo Usa in Pakistan sotto la lente di ingrandimento, analisi e dettagli da Aldo Madia, un’autorevole specialista italiano. Troppe vittime innocenti e troppi bersagli sbagliati. A rischio la logistica Nato per l’Afghanistan

Questo primo novembre a Danday Darpa Khel, in Pakistan, distretto di Miranshah, regione del Waziristan del Nord, un drone statunitense ha ucciso 4 persone tra le quali Jamshed Zulfikar Mehsud leader dei “Tehrik-e-Taleban”. Nome di battaglia dell’ ucciso, Hakimullah, capo del Ttp, formazione pakistana che riunisce una trentina di gruppi che operano nel Nord Ovest del Pakistan. L’episodio ha scatenato la furiosa reazione del Governo pakistano nei confronti degli Stati Uniti. Due le principali contestazioni.

 

Primo: appena due giorni prima il neo-eletto Nawaz Sharif , dal giugno 2013 a capo del nuovo Governo civile dopo le elezioni di maggio, aveva annunciato l’apertura di un dialogo con il movimento per una possibile pacificazione proprio in ragione di un’ inaspettata apertura di Mehsud, esponente di spicco della più forte tribù del Waziristan del Sud e forse l’unico in grado di coinvolgere nel progetto la frammentata guerriglia pakistana.

 

Il timore che la scomparsa di Mehsud segni il fallimento dell’iniziativa del Premier Nawaz sembra venir confermata pochi giorni dopo quando il movimento nomina come successore Maulana Fazlullah, il religioso integralista che aveva formato un “Emirato islamico” nella Valle dello Swat e che è a capo di una milizia della North West Frontier.

 

In realtà a maggio 2008, nel corso degli interventi dell’esercito per sradicare dalla vallata i Taleban afghani e l’ala residuale di Al Qaeda in fuga dall’Afghanistan dopo la disfatta di Tora Bora del novembre 2002, Fazlullah, grande esperto di tecnologia, si era accordato con il Ttp e aveva raggiunto un accordo con i Governativi che prevedeva fra l’altro, per lo scambio dei prigionieri poi portato a termine, la cessazione delle iniziative della guerriglia contro l’Esercito.

 

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Gli Usa espressero allora profonde riserve sull’accordo perché “contrari a trattare con i terroristi”, suscitando non poche perplessità a Islamabad che ben conosceva il considerevole supporto fornito dagli Usa alle “organizzazioni combattenti” (fra cui Al Qaeda) presenti in Afghanistan durante la guerra contro l’Urss (1979-1989).

L’accordo non durò a lungo.

 

Fazllulah con la sua milizia fu costretto a lasciare la Valle, ripresa la strategia stragista e si oppose da allora a ogni segnale di apertura al dialogo, arrivando a eliminare anche all’interno della sua organizzazione esponenti favorevoli ad aperture con il Governo.

 

Seconda contestazione. Il Pakistan ha più volte ribadito agli Usa che la politica dei droni viola la sovranità del Paese e ha procurato, dal 2008 al 2013, numerose vittime civili fra le 2.227 persone rimaste uccise. Sull’attività dei droni in Pakistan una serie di documenti indica significativi ma differenti dati anche per la difficoltà di reperire documenti ufficiali.

 

L’esperto delle Nazioni unite Ben Emmerson, nel marzo 2013 presentò un bilancio di almeno 330 raid dal 2004, con l’uccisione di 2.200 persone di cui 400-600 vittime civili. In Pakistan, sostiene sempre Emmerson, le vittime del terrorismo erano state oltre 40 mila, considerando anche i numerosi attacchi contro le comunità cristiane (circa 200 mila, il 2% su 180 milioni di abitanti) e sciite (poco meno di 1,5 milioni, costituiscono il 17%), obiettivi privilegiati di gruppi legati ai Ttp. Inoltre, almeno 7 mila soldati sono caduti durante il conflitto interno nella Swat e nelle “Federally Administrered Tribal Areas” (FATA) confinanti da Nord est a Sud est con l’Afghanistan a da Nord ovest dalla Swat al Punjab. Spesa calcolata, perché anche i morti costano, circa 70 miliardi di dollari.

 

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Secondo uno studio della ”Politcal Agent” di Wana, capitale del Waziristan del Sud, gli Usa fra il 2006 e il 2009 hanno eseguito 75 raid che hanno causato 746 morti, di cui 147 vittime civili fra le quali 92 bambini, contraddicendo la versione statunitense secondo la quale le vittime civili sarebbero “solo” 50 su 2.000 bersagli colpiti.

L’Alta Corte di Peshawar in una causa civile promossa dalla “Foundation for Fundamental Rights” contro la CIA, nell’aprile 2013 ha emesso una sentenza che rende verità ufficiale facente la cifra di 896 civili uccisi tra il 7 e il 2012 nel Nord Waziristan e 533 morti civili nel Waziristan del Sud.

Secondo una ricerca (luglio 2013) del “Bureau of Investigative Journalism” dal 2004 al 1° novembre 2013 sarebbero stati uccisi dai droni circa 3.460 persone tra le quali solo tre esponenti di spicco nel 2013: Mullah Nazir (gennaio), Waliur Rahman (maggio) e Hakimullah Mehsud (1° novembre).

 

Sull’uso più generale dei droni – per ora praticato da USA e, in minore misura, da Israele e UK – in un articolo di Michael Walzer apparso sulla rivista “Dissent ” si indicano durante il primo mandato dell’amministrazione del Nobel per la Pace Presidente Barak Obama 310 attacchi in Pakistan, fra 54 e 64 in Yemen e fra 10 e 23 in Somalia con un numero di vittime che nel solo Pakistan oscilla fra i 2.629 e 3.461 con una stima di civili uccisi fra 476 e 891 più 176 bambini.

 

L’eliminazione di Mehsud e il perseverante utilizzo dei droni da parte degli Usa non facilitano il tentativo pakistano di riequilibrare una situazione di instabilità e tensioni derivanti da numerosi fattori spazianti dall’irrisolta disputa con l’India lungo la frontiera con il Kashmir alle campagne di attentati devastanti di diversa matrice (religiosa, settaria, etnica), dall’elevato livello militare di formazioni terroristiche in grado di controllare intere aree a un alto tasso di corruzione che ne erode le potenzialità.

 

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E’ presumibile che con la morte di Mehsud si allontani l’ipotesi negoziale di Nawaz Sharif con il Ttp il cui attuale leader Fazlullah ha assunto una posizione di rigida chiusura come ha dichiarato lo stesso giorno del suo insediamento al posto di Mehsud. Non soltanto parole: sarebbe stato il Ttp di Fazlullah ad uccidere questo gennaio a Mingora, della Swat Valley, 22 membri della madrasa della formazione “Tableghi Jamaat”. Integralimo religioso ma non soltanto. Gli Tableghi Jamaat sarebbero ‘colpevoli’ di essere seguaci dell’originale scuola di Deoband (fondata intorno al 1920 ad Uttar Pradesh, India, al confine con il Nepal, a 170 km Nord est dalla capitale) oltre che ad essere favorevoli al colloquio inter-religioso.

 

Nonostante il ministro dell’Interno pakistano Chaudrhy Nisar Alì Khan abbia definito l’azione come ”un attacco degli americani alla pace nella Regione”, del caso sarà investito il Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Intanto Imran Khan, capo del “Pakistan Tehrek-e- Insaf”, formazione di opposizione che comanda la provincia del Kyber Paktunkhwa da dove passa parte della logistica Nato per l’Afghanistan, ne minaccia ora la chiusura se l’amministrazione Obama proseguirà nell’escalation dell’uso dei droni, coma sta facendo in Iraq e Afghanistan dopo il ritiro delle truppe di terra.

 

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