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mercoledì 13 Novembre 2019

Opposizione siriana, come è nata, cosa è diventata

Iniziate pacificamente a Damasco il 15 marzo del 2011, le proteste contro il regime di Assad si estesero rapidamente per tutta la Siria. Prima a Dara’a (120 km a sud della capitale, ai confini con la Giordania), poi a Banyas e Tartous (lungo le coste del Mediterraneo, a Nord del Libano), e a Homs (Nord- est del Libano). Proteste […]

Iniziate pacificamente a Damasco il 15 marzo del 2011, le proteste contro il regime di Assad si estesero rapidamente per tutta la Siria. Prima a Dara’a (120 km a sud della capitale, ai confini con la Giordania), poi a Banyas e Tartous (lungo le coste del Mediterraneo, a Nord del Libano), e a Homs (Nord- est del Libano). Proteste di piazza non violente seguite da una brutale repressione guidata da Maher Assad e Rami Makhlouf (il primo fratello e il secondo cugino del Presidente).

Su input di Francia e UK, nel luglio 2011 Ankara -ormai smarcatasi da Damasco- formò l’ ”Esercito Libero Siriano” (ELS) e, un mese dopo, il Consiglio Nazionale Siriano (CNS) dando inizio alla rivolta armata contro il regime. Furono aggregate numerose organizzazioni che, settembre 2012, si riunirono nella “Coalizione Nazionale per i Rivoluzionari Siriani e le Forze dell’opposizione” (NCSROF). Nel gennaio 2013 ad Antakia venne creata la base di accoglimento, reclutamento e addestramento di combattenti provenienti da diversi Paesi (Cecenia, Europa, Afghanistan, Iraq, Libia) che avrebbero dato vita al Fronte Jabhat al Nusra.

La restante opposizione, contraria alla rivolta armata e all’ingerenza di attori esterni, costituì il “Coordinamento Nazionale Comitati per il Cambiamento Democratico” (NCCDC) guidato da Haiytham al Manna cui fanno capo i Comitati di Coordinamento locale, il Consiglio Generale della Rivoluzione Siriana (accorpa 46 sigle) e l’ Unione dei Siriani Liberi (rifugiata nella capitale egiziana).

L’opposizione dopo la Risoluzione 2118 di quest’anno. Due i gruppi principali: uno a carattere religioso e quello laico. Nel primo, troviamo i salafiti del Fronte Islamico Siriano (FIS), il più grande movimento islamico Ahrar al Sham (è quella più forte nel Nord della Siria a Idlib, Aleppo, Hama ed ha affiliati in tutto il Paese) e l’Esercito Libero Siriano (ELS) formatosi sin dal luglio 2011 in Turchia e che conta sul maggior numero di disertori (il cui totale, ad ottobre 2013 è valutato in circa 70 mila, suddiviso nei diversi gruppi di opposizione armata). L’ELS coordina dal dicembre 2011 le sue attività con il Consiglio Nazionale Siriano (CNS) e dal dicembre 2012 sostiene la NCSROF. A giugno 2013 ha dichiarato di avere 80 mila combattenti. Queste formazioni sono presenti in tutti i teatri di combattimento.

Accanto a questi gruppi principali operano varie brigate con attività in una precisa area o località. La maggioranza dei ribelli sono sotto il controllo del Consiglio Supremo Militare (SMC) formato nel dicembre 2012 e guidato dal generale Salim Idriss, primario interlocutore fra la leadership dei ribelli e il Governo in esilio rappresentato dal Consiglio Nazionale Siriano (SNC). All’interno e al di fuori dell’ SMC vi sono altri gruppi ribelli.

La più grande organizzazione all’interno dell’SMC è il Fronte di Liberazione Islamico Siriano (SILF) e il più radicale è il Fronte Islamista Siriano (SIF). Al di fuori di SMC, SILF e SIF si collocano i due gruppi affiliati ad Al Qaeda: il Fronte al Nusra, guidato da Abu Mohamed al Juliani, che ha giurato fedeltà ad Al Zawahiri (leader di Al Qaeda), e lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (prima conosciuto come Stato Islamico in Iraq – ISI) il cui capo è Abu Akr al Baghdadi.

Il numero di jihadisti presenti in Siria si aggira sui 5-10 mila combattenti, molto attivi anche contro cristiani e curdi che accusano di connivenza con il regime. Non vi è una netta distinzione di campi di battaglia perché sono vaghi i confini e v’è una grande osmosi fra militanti anche a seguito di feroci scontri tra le diverse formazioni.

A settembre 2013 si sono allontanati dall’ ELS e dall’ NCSROF le formazioni al Nusra e Ahrar al Sham per formare l’ “Alleanza Islamica” e il mese ne hanno seguito l’esempio 43 gruppi guidati da Sheikh Mohammed Alloush – già fondatore della milizia “Liwa al Islam” – dando vita all’ “Esercito dell’Islam”, tutti contrari a Ginevra 2 per la presenza del Presidente siriano. Inoltre 19 gruppi dell’opposizione hanno minacciato chiunque parteciperà alla Conferenza di ritorsioni accusandoli di “alto tradimento”.

Il secondo gruppo (l’opposizione laica) è formato dalla Corrente di Sinistra Siriana presente nei quartieri popolari di Damasco, Homs, Aleppo, Der’a e Deir Ezzour, e l’NCCDC con un esiguo gruppo di militanti molto attivo nei primi mesi della rivolta e tuttora favorevoli allo svolgimento della Conferenza ma con scarso peso politico perché invisa ai Paesi del Golfo (in particolare Arabia Saudita e Qatar) e a U.K., Francia e USA.

L’inviato speciale di ONU e Lega Araba per la Siria, Lakhdar Brahimi, favorevole anche alla presenza dell’Iran alla Conferenza, ha dichiarato il 2 novembre che il Vertice non potrà aver luogo senza l’opposizione.

 

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