Privacy Policy
giovedì 14 20 Novembre19

Kosovo elezioni
l’odio straripa
oltre l’Ibar

Il governo di Belgrado chiede la ripetizione delle elezioni municipali in Kosovo. Problema irrisolto, la rappresentanza della minoranza serba rispetto alla maggioranza albanese. Violenze, intimidazioni e minacce tra gli stessi serbi a Kosovska Mitrovica, sul confine etnico interno del nord

Un odio cresciuto con la storia e alimentato dalle contrapposte politiche nazionaliste, l’identità kosovara contesa tra serbi e albanesi. Gli uni, i serbi, che in Kosovo, nella Serbia medioevale, hanno le loro origini e i segni della loro stessa cristianizzazione. Gli albanesi, da secoli maggioranza etnica spesso sottomessa e offesa. Sino a Milosevic e all’intervento Nato che ha deciso il vincitore della contesa. Sino alla secessione che ha fatto nascere un secondo stato etnico albanese nei Balcani. Uno Stato che esiste per l’Italia ma non per tutta l’Unione europea e per meno della metà delle Nazioni Unite.

 

Nell’eterno pasticcio Kosovo, domenica la scommessa elettorale delle amministrative. Misura della difficile convivenza e dell’eventuale futuro per la minoranza serba non ancora fuggita. La comunità internazionale presidia, costa e guarda. E poco altro. Gli odi in campo invece resistono e spesso trionfano.  Era la prima volta dalla secessione dalla Serbia che un voto in Kosovo vedeva la partecipazione anche dei serbi kosovari. Le difficoltà erano evidenti. Nell’enclave serba di Kosovska Mitrovica, oltre il confine di fatto con la Serbia tracciato dal fiume Ibar, non s’è votato. Boicottaggio interno.

 

Estrema destra serba scatenata, gruppi come Obraz e Dveri presenti ai seggi, che hanno intimidito i pochi serbi che si recavano alle urne. Oltraggi, minacciosi filmati sugli ostinati elettori. Una grave aggressione in un seggio a Mitrovica dove una donna è rimasta seriamente ferita. E la poderosa e costosissima missione Onu ed Eulex? O guardavano o fuggivano. Il portavoce dell’Osce in Europa, Nikola Gaob, ha riferito che l’organizzazione aveva deciso il ritiro da Mitrovica per ragioni di sicurezza. Impotenza di troppi attori in scena per essere pienamente credibile: i duri di Mitrovica e quelli contrapposti di Pristina.

 

Alla Serbia, che aspetta di avviare i negoziati di adesione all’Ue, il buon svolgimento delle elezioni era una delle condizioni non dette per accelerare il processo di integrazione. Anche per questo Belgrado aveva esortato i 40.000 serbi che vivono nel Nord del Kosovo, il territorio altre l’Ibar su cui Pristina tuttora non ha alcun controllo, a partecipare al voto. Esplicita la denuncia del premier serbo Ivica Dacic: “Tutto ciò mette in pericolo la sopravvivenza dei serbi in Kosovo”. Una delle conseguenze possibili del mancato voto serbo, l’arrivo di rappresentanti albanesi alla guida delle municipalità serbe.

 

Nessun vincitore ma tanti sconfitti. Il governo di Belgrado che non è riuscito a convincere i serbi del nord sulla proposta di graduale accettazione della secessione kosovara in cambio di garanzie. Sconfitta evidente per l’Unione europea, che aveva puntato a queste elezioni come segno di svolta della sua discussa missione Eulex, nonostante i continui segnali di tensione. In difficoltà anche il premier kosovaro Hashim Thaci che domenica aveva azzardato: «Da oggi possiamo affermare di aver ottenuto la piena integrazione del nord del Kosovo». In più, il suo Partito democratico (PDK) è stato sconfitto a Pristina.

 

Potrebbe piacerti anche