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mercoledì 16 Ottobre 2019

Dalla Corea dei Kim scappa anche la zia

La zia materna del leader nordcoreano Kim Jong-un avrebbe disertato chiedendo asilo politico negli Stati Uniti con il marito nel 1998. Lo rivela un giornale sudcoreano. Ko Yong-suk è la sorella minore della madre dell’attuale “leader supremo” nordcoreano, erede dell’ultima dinastia staliniana.

Il «caro leader» Kim Jong-un, nipote del “Grande Leader” Kim il Sung, fondatore della stirpe, è l’erede dell’ultima dinastia staliniana sul pianeta dev’esserci rimasto male. Ko Yong-suk è la sorella minore della madre, la zia preferita. Quando Kim è stato mandato a studiato alla prestigiosa Scuola Internazionale di Berna dal 1996 al 2001, ad accudirlo e vegliarlo il governo della Corea del Nord aveva inviato in Svizzera anche la zia e suo marito. E ora il più giovane Capo di Stato al mondo è triste. Anche se è difficile leggere la sua faccia tonda che gli dà quell’aria poco marziale del bamboccione.

 

La storia riportata da Intelnews è oscura. La zia Ko e il marito sarebbero scomparsi senza lasciare traccia all’inizio di maggio del 1998. Si diceva fossero stati richiamati indietro dal regime di Pyongyang. Martedì la rivelazione di JoongAng Ilbo, uno dei tre maggiori quotidiani del Sud Corea. JoongAng Daily ha scritto avrebbe chiesto asilo politico all’ ambasciata degli Stati Uniti a Ginevra. Il giornale cita un ex “alto funzionario” dell’Intelligence della Corea del Sud, il NIS. I due avrebbero raggiunto Washington passando per una base militare americana in Germania, a Francoforte.

 

Naturalmente i due disertori sarebbero sono stati sottoposti a mesi di interrogatori sulla cerchia di potere nella Corea del Nord. Poi -sempre la fonte del NIS- chirurgia estetica per nascondere la loro identità e nuovi nomi, tutto fornito dal governo degli Stati Uniti. Protezione dei disertori attribuita erroneamente alla Cia, visto che il programma di protezione testimoni degli Stati Uniti è gestito dagli Stati Uniti Marshals Service e amministrato dal Dipartimento di Giustizi. Colpo di scena finale, gli Stati Uniti avrebbero informato gli alleati di Seul soltanto dopo l’arrivo negli Usa dei due preziosi disertori.

 

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