domenica 18 Agosto 2019

Wanted Bin Laden
caccia a 25 milioni
tra bufale e buffoni

Per 25 milioni di dollari di taglia messa sulla sua testa dal governo degli Stati Uniti, il fondatore di Al Queda risulta il ricercato più tradito della storia. Ultimo un mercante di gemme americano in concorrenza con una scrittrice ciociara. Solo questione di bramosia o sciocca vanità ?

Tutto molto strambo. Avrebbe aiutato l’Fbi a trovare Bin Laden e ora chiede la sua ricompensa di 25 milioni di dollari. Finito il tempo della paura di vendette, Tom Lee, 63enne mercante di gemme, decide di farsi avanti pubblicamente oggi, a dieci anni dalla sua segnalazione all’antiterrorismo. Patriottismo nel 2003 che ora chiede la sua congrua ricompensa, sostiene lo studio legale Loevy & Loevy, che in agosto ha inviato una lettera al direttore del Fbi, James Comey. Tom Lee sostiene che un agente dell’intelligence del Pakistan gli avrebbe riferito di aver scortato Bin Laden e la sua famiglia da Peshawar ad Abbottad e che lo stesso Lee avrebbe poi girato la soffiata alle autorità Usa.

 

Ma attenzione, non è finita qui. Solo alcuni giorni fa, a reclamare i 25 milioni di dollari era stata la scrittrice ciociara Mary Pace che rivendica a sua volta la spiata decisiva per cattura e successiva uccisione di Osama Bin Laden avvenuta -lo ricordiamo ad altri eventuali cacciatori di taglie- il 2 maggio 2011 in Pakistan. Mary Price sostiene di aver rivelato alla Cia, nel 2010, il rifugio dove si trovava il capo di Al Qaeda, ed è assistita, nella causa civile al Tribunale di Roma dagli avvocati Taormina. Lei si descrive scrittrice-giornalista, esperta in tattica-strategia militare e intelligence, esperta di armi, ha fatto un corso di paracadutismo ed avrebbe lavorato persino col generale De Lorenzo.

 

Forse né il mercante di gemme né la scrittrice-giornalista hanno letto che nei file di WikiLeaks ci sono le schede dei due detenuti di Guantanamo che, sotto tortura, avrebbero rivelato l’identità e i movimenti del corriere di Bin Laden. Lo ha raccontato su L’Espresso Stefania Maurizi, secondo cui lo sceicco del terrore sarebbe stato individuato braccando un corriere fidatissimo a cui l’Intelligence Usa è arrivata anche grazie agli interrogatori di Guantanamo di due detenuti di altissimo valore strategico: Khalid Sheikh Mohammed e Abu Faraj al-Libi. Il primo è considerato la mente dell’11 settembre, laurea in ingegneria, molto intelligente e pericoloso. L’altro, il numero tre di Bin Laden.

 

Questa versione dei fatti, oltre il mercante di gemme, la scrittrice-giornaliste e Guantanamo, la racconta il sempre informato Guido Olimpio sul CorSera, e parte da un’inchiesta della tv Al Arabya. Il leader di Al Qaeda, secondo l’emittente del Golfo sarebbe stato tradito dal suo vice, Ayman Al Zawahiri, deciso a prenderne il posto. Al Arabya ha aggiunto che in “altre cinque occasioni” erano stati uccisi dei rivali di Al Zawahiri. Anche il mentore di Osama, il palestinese Abdullah Azzam, ha fatto una fine singolare, saltato su una mina. Episodio misterioso con molti presunti colpevoli: dai servizi americani allo stesso Bin Laden infastidito da un personaggio con largo seguito tra i mujaheddin.

 

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