venerdì 14 dicembre 2018

Tra Mali e Sahel
c’è l’Africanistan

La fine orrenda della giornalista Ghislaine Dupont e del cameraman Claude Verlon, sgozzati a Kidal richiama l’attenzione sul Mali e sulla fascia saheliano-sahariana dell’Africa. Guerriglia Jihadista e traffici di droga e armi verso l’Europa. Vedi in copertina la cartina elaborata dall’Ispi.

La minaccia viene dall’Africanistan. Movimenti jihadisti e indipendentisti lungo tutta la fascia saheliano-sahariana. Questa parte di Africa, dal Mediterraneo al golfo di Guinea, dall’Algeria alla Nigeria pare sempre più inghiottita nel mondo arabo-islamico. In questo territorio si nascondono e agiscono gruppi come Aqim, Mujao, Ansar al-Din, Mnla, e Boko Haram, capaci di condurre traffici illeciti di ogni tipo. Sempre più forti i dubbi sulla capacità della comunità internazionale di pacificare questa area. La crisi del Mali fa scoprire al mondo una regione sempre più instabile e insicura. Ed ecco il Mali che diventa “Africanistan”, tanto da spingere la Francia e alcuni paesi africani ad un intervento armato contro le formazioni radicali e secessioniste che avevano occupato il nord e proclamato lo Stato dell’Azawad.

 

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Jihad e gli uomini Blu Tuareg. Dunque, da oltre un anno il Mali è un terreno di scontro. Gli attori in campo: da un lato, il fronte internazionale (Francia e forze Ecowas) a difesa di Bamako, dall’altro le forze jihadiste e indipendentiste attive nell’Azawad. Utile per capire, il ripercorrere la successione degli avvenimenti, dalla crisi politica dell’aprile 2012, passando per l’intervento militare gennaio 2013, fino al feroce assassinio dei giornalisti francesi. Sei mesi di intervento militare delle truppe franco-africane hanno fermato l’avanzata islamista nei pressi di Gao e Kidal, nel Nord del Mali, ma espande di fatto la minaccia dei gruppo jihadisti armati anche oltre i confini maliani.

 

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La jihad in fuga invade altri territori. Questo lo scenario che l’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale intravvede. Incalzati dalle truppe franco africane i gruppi jihadisti ripiegano verso le basi arretrate e oltreconfine, raggiungendo Algeria, Niger, Libia e Mauritania. Le organizzazioni terroristiche optano per azioni locali, diffondendosi su tutto il territorio. Il fenomeno terroristico in Sahel, acquisisce un carattere endemico con azioni distanti nel tempo e di diversa entità, ma in grado di destabilizzare l’equilibrio regionale. La dispersione dei gruppi jihadisti coincide anche con una loro riorganizzazione e con il consolidamento ed il rafforzamento delle reti internazionali preesistenti. Il deserto del Niger o le Blue Mountains libiche i nuovi rifugi, basi logistiche e addestramento.

 

 

Minacce all’Europa e nuove speranze. Più focolai di terrorismo e la necessità dell’auto finanziamento favorisce già ora il moltiplicarsi di bande armate composte da ex combattenti senza prospettive di reintegrazione in una struttura militare vera e propria. Quindi, aumento di rapimenti e traffici illeciti. Con l’incubo, per l’occidente che salti il patto non scritto sul rispetto delle risorse energetiche. Una nuova guerra dei pozzi di petrolio che già aveva coinvolto l’Algeria. In luglio e sgosto il Mali ha votato. Nuovo Presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keïta, che ha fatto una campagna elettorale tutta all’insegna del ritorno alla pace. Secondo l’analisi di Andrea de Georgio ha vinto soltanto la Francia di Hollande l’Africano, con uno smacco agli Stati Uniti che non sono mai riusciti ad organizzare e a vincere libere elezioni democratiche nei teatri in cui sono intervenuti militarmente.

 

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