Privacy Policy Che Bosnia sarà dopo i massacri?
venerdì 6 Dicembre 2019

Che Bosnia sarà
dopo i massacri?

Sarajevo ancora assediata dai contrapposti nazionalismi. Chi ha paura del censimento? Prima di rendere noti i risultati le autorità prendono tempo: i dati sulla popolazione in Bosnia Erzegovina oggi daranno i numeri di chi ha maggiormente colpito la pulizia etnica e il genocidio.

La conta precedente risale al 1991, c’era ancora la Jugoslavia e la Bosnia si chiamava Repubblica Socialista di Bosnia Erzegovina e aveva una popolazione di 4,4 milioni di persone così ripartita: 43,5% musulmani, 31,2% serbi e 17,4% croati. Fotografia di un Paese da secoli caratterizzato dalla convivenza di popoli e religioni diversi. Una parte delle ragioni per quanto di truce accadde a partire dall’anno dopo, 1992. Da allora è tutto cambiato: la guerra degli anni novanta ha provocato lo sfollamento di metà della popolazione. Più di 100.000 persone uccise. 600 mila fuggite.

Secondo le stime delle Nazioni Unite i bosniaci residenti nel paese sarebbero oggi 3,8 milioni, 600.000 meno di 20 anni fa. Ma il dato della perdita di popolazione -delle fuga prima dalle guerra oggi dall’assenza di prospettive- potrebbe essere ancora più rilevante. C’è chi valuta che i bosniaci residenti possano essere tra i 3,3 e i 3,5 milioni”. Numero complessivo e, ovviamente, percentuale delle tre componenti storiche in rapporto tra loro. Davvero ancora il 43,5% musulmani, 31,2% serbi e 17,4% croati. Improbabile e, a conti fatti, qualcuno griderà alla islamizzazione o ad altre forzature.

Gli accordi di Dayton, nel novembre 1995, furono un semplice cessate il fuoco. Da allora e negli ultimi vent’anni, la Bosnia Erzegovina è rimasta un paese paralizzato da pesantissime inefficienze istituzionali. Nazionalismo contrapposti e pronti ad essere nuovamente sventolati. Soprattutto se il nuovo censimento scoprirà che i Bosgnacchi, i musulmani, hanno accresciuto il loro peso interno , che la percentuale dei Croati è diminuita e che la parte serba, dopo aver fatto pulizia etnica in casa, se ne sta isolata per conto suo attorno a Banja Luka, dopo che Sarajevo è stata fatta musulmana.

Sarajevo, mancata “Gerusalemme d’Europa”  ora a schiacciante maggioranza musulmana e Mostar dove non vivono più Serbi, che rappresentavano circa il 18% della popolazione nel 1991. Confronto con l’immagine reale di se stessa per la Bosnia Erzegovina, con sorprese possibili e tensioni volute. Nessuna capacità politica a far fronte alla drammatica situazione economica del Paese ed ecco che le tensioni etniche, debitamente alimentate, montano a distrarre l’opinione pubblica. Timore diffuso tra i partiti attuali, la possibile affermazione di un concetto di cittadinanza civile, e non nazionale.

Zlatko Dizdarević, caporedattore di Oslobođenje -Liberazione- voce della Sarajevo assediata e poi ambasciatore in Croazia e Medio Oriente, un vecchio amico, denuncia. “Oggi effettivamente le forme di identificazione prevalente sono quelle etniche. Con tutto quello che è accaduto negli ultimi 20 anni, non è più possibile immaginare un paese che sia solamente dei suoi cittadini, è troppo tardi. Per questo progetto avremmo bisogno dei prossimi 20 anni, ma servirebbero un sistema educativo, politico e un sistema dell’informazione completamente diversi da quelli attuali”. Sarajevo tradita.

 

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