domenica 23 luglio 2017

Chi è il super investigatore ex Fbi nel verminaio ‘Russiagate’

L’ex-capo dell’Fbi sotto George W. Bush, Robert Mueller, prenderà in mano l’indagine sul Russiagate. Con una mossa a sorpresa che ha spiazzato sia il mondo politico che i media, il Dipartimento di Giustizia nomina Mueller nel ruolo di “special counselor”, una sorta di super-procuratore indipendente, per portare avanti l’indagine sulle connessioni tra l’entourage del presidente e il governo di Vladiimir Putin.
Trump si difende: “Mai chiesto a Comey di non indagare su Flynn. Il mio impeachment? Ridicolo”
“Credevo che la rimozione del direttore del Fbi fosse condivisa. Nominare un procuratore speciale per il Russiagate invece dividerà il Paese”.

Una sorta di ‘sceriffo federale’ come nelle situazioni più violente e disperate del vecchio west.
Il Dipartimento di Giustizia nomina Robert Mueller nel ruolo di “special counselor”, una sorta di super-procuratore indipendente, per portare avanti l’indagine sulle connessioni tra l’entourage del presidente e il governo di Vladimir Putin.
Sembra che Trump non sarebbe stato neppure informato di questa nomina. La paternità della nomina sarebbe del viceministro della Giustizia, e di fatto la “tecno-struttura” del Dipartimento di Giustizia a firmare questo atto molto impegnativo, senza direttive dalla Casa Bianca.

La scelta di Mueller viene considerata da tutti gli osservatori, politicamente abile: lui si guadagnò un ampio rispetto bipartisan quando guidava l’Fbi durante l’attacco dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle. Al punto che alla scadenza del suo mandato decennale, Barack Obama fece la mossa inusuale di chiedergli un prolungamento di altri due anni. Così Mueller, che oggi ha 72 anni, divenne il capo della Cia più longevo dopo il mitico ed oscuro Edgar Hoover.

Chi è il super inquisitore che avrà nella mani la presidenza Trump

Il segreto di Robert Mueller, segugio dell’Fbi che indaga sulla squadra Trump. Schivo e implacabile, è la sintesi condivisa da diverse fonti. Tutti a ricordare che l’uomo che guida l’inchiesta sul Russiagate ha diretto la polizia federale per 13 anni. Dall’11 settembre all’era di Barack Obama, che lo stima. Spunti sulla personalità del personaggio per cercare di immaginarne i comportamenti.
Nominato da George W. Bush all’Fbi, trova l’agenzia allo sbando tormentata dagli scandali e la trasforma in una moderna agenzia antiterrorismo. Dopo dieci anni, con il mandato in scadenza, prepara le valige.
È il 2011. Il capo dell’Fbi non è considerato rinnovabile perché di direttore a vita l’Fbi ne ha avuto uno ed è bastato (http://www.remocontro.it/2017/05/13/fbi-storia-leggenda-loscuro-hoover/).
Il fondatore J. Edgar Hoover che trasformò l’agenzia in quella che il presidente Truman aveva definito «una Gestapo americana», ricorda Matteo Persivale sul Corriere della Sera.
Ma Obama e il Congresso repubblicano si trovarono allora d’accordo su una cosa: chiedere a Mueller di restare ancora due anni.

Dal 2013, con l’arrivo di Comey, finalmente lascia. Il segreto di Mueller allora e oggi? ‘Integrità e riservatezza’, è la definizione dei più. Mueller, va ricordato, è stato il direttore che al suo settimo giorno di lavoro nell’incarico di direttore, ha visto in tv le Torri Gemelle crollare.
In queste ore i commentatori tv lo indicano come la scelta più razionale per reggere un’indagine che il presidente, suo obiettivo primario, ha già definito «una caccia alle streghe» facendo prevedere che ci aspettano mesi bruttissimi.
Trump, va ricordato, ha come tutti i presidenti il potere di concedere la clemenza a chiunque voglia. Potrebbe chiamare fuori da ogni indagine tutti i suoi collaboratori sotto inchiesta, disarmando il super investigatore Mueller. Ma siamo nel campo delle ipotesi.

Quali che saranno gli spazi reali concessi all’inchiesta di Mueller, la decisione di nominarlo a questo punto -rileva Federico Rampini su Repubblica- sembra orientata a rintuzzare gli attacchi concentrici su Trump. Le accuse sul licenziamento di Comey, e gli appelli dei democratici per l’avvio di un impeachment vero e proprio. Di certo serve a guadagnare tempo: ora l’indagine sul Russiagate ha un supervisore di alta competenza e credibilità.
E l’esistenza stessa dello “special counselor” lascia qualche speranza a tutti coloro che al termine di questo percorso vorrebbero che l’indagato fosse il presidente in persona.

Altra precisazione importante, sempre Rampini, i tempi di lavoro di uno “special counselor” sono lunghi, questa vicenda si dipanerà per molti mesi, forse potrebbe arrivare fino alle elezioni di mid-term del 2018. Un altro aspetto che dovrebbe piacere a Trump: Mueller ha fama di essere molto intransigente contro le fughe di notizie e le “gole profonde”. Forse smetteranno gli scoop sui giornali che hanno esasperato il presidente. E finalmente potremo anche noi smettere di aprire le nostre cronache con l’esasperante Trump quotidiano dal fronte americano che chiude la sua giornata giusto in tempo per il nostro primo caffè del mattino.

Potrebbe piacerti anche