domenica 23 luglio 2017

Fbi, storia, leggenda e l’oscuro Hoover

L’Fbi umiliata dalla prepotenza maleducata di Trump è l’attualità. La storia esaltata da molte leggende dell’agenzia federale di investigazioni americana, è altra cosa. A partire dal suo fondatore John Edgar Hoover, per quarantotto anni il vertice della più famosa organizzazione investigativa al mondo.
Hoover più a lungo di Joseph Fouché, ministro di Napoleone, nel suo incarico per 17 anni, e di Laurentij Pavlovic Berija, l’uomo di Stalin alla Lubijanka del KGB appena dal 1938 al 1946.

Il 2 maggio 1972, all’età di settantasette anni, moriva a Washington DC John Edgar Hoover, dopo aver occupato per quarantotto anni il vertice della più famosa organizzazione investigativa al mondo: Hoover già nel 1924 era stato nominato direttore del Bureau of Investigations (Ufficio delle Investigazioni) che nel 1935 divenne il Federal Bureau of Investigatons, oggi noto come FBI. Dopo i funerali di stato e altre solenni cerimonie, cominciarono a diffondersi però diversi dubbi sul personaggio, a cominciare dal fatto che – a dispetto della retorica di circostanza – in quasi mezzo secolo il suo comportamento non fosse sempre stato sempre quello di un leale e fedele servitore degli Stati Uniti. Poiché J.E. Hoover aveva prestato servizio ininterrottamente sotto ben sette presidenti Usa, da Calvin Coolidge a Lindon B. Johnson, non si trattava di dubbi di poco conto, né il periodo di tempo del suo mandato poteva dirsi trascorso in anni normali.

Hoover infatti si era trovato al vertice già prima della crisi del 1929, aveva attraversato il New Deal di Roosevelt, gli anni della Seconda guerra mondiale, la Guerra fredda, gli anni delle lotte per i diritti civili e della guerra del Vietnam. Per restare nell’ambito di celebri capi della polizia basti ricordare ad esempio che Joseph Fouché, ministro di Napoleone, aveva rivestito il suo incarico per soli diciassette anni (1799-1816) e perfino Laurentij Pavlovic Berija, strettissimo collaboratore di Stalin, formalmente era rimasto alla Lubijanka (sede del NKVD e poi KGB) appena dal 1938 al 1946. Per quanto riguarda la gestione dell’ufficio affidatogli, dire che sin dagli albori fu incisiva è riduttivo: all’epoca del suo insediamento gli agenti del servizio erano circa seicentocinquanta, ma in breve – nonostante numerosi licenziamenti in tronco e l’abolizione delle promozioni per anzianità – crebbero fino a diventare più di duemila nel 1939.

Altro elemento che rafforzò anche dal punto di vista operativo e mediatico la sua azione (e la sua immagine personale) fu la pubblicazione del primo bollettino ufficiale del Bureau, significativamente chiamato «Fugitives Wanted by Police» (fuggitivi ricercati dalla polizia). Non a caso nello stesso anno una direttiva presidenziale rafforzò i poteri dell’FBI e li estese alla localizzazione di spie, traditori, sabotatori o sovversivi in generale. Quando gli Stati Uniti entrarono in guerra, furono compilate decine di migliaia di schede su immigrati o cittadini americani naturalizzati di origine tedesca, italiana o giapponese. Contemporaneamente agenti del Bureau, nel corso della guerra, condussero anche all’estero e soprattutto in Sud America una caccia serrata ad agenti tedeschi. Il periodo aureo, come diremmo oggi, iniziò però a partire dagli anni Sessanta, quando furono conferiti altri poteri e ampliate ulteriormente le funzioni.

Il Congresso aveva infatti emanato provvedimenti per la tutela dei diritti civili, la lotta contro il crimine organizzato e il gioco d’azzardo: alla fine del decennio gli agenti operativi erano saliti a seimila, sorretti da un apparato logistico di novemila, sparsi in cinquantotto città americane e dodici ambasciate all’estero. Caratteristica della nuova fase fu l’impiego massiccio di sorveglianza elettronica (intercettazioni) per le investigazioni che potevano essere avviate nei confronti di ogni attività ritenuta legata al crimine organizzato senza necessità che i crimini fossero tra loro collegati. Non stupisce affatto che dopo la sua morte cominciarono a ricomparire vari scheletri dagli armadi del Bureau che gettarono un’ombra sul lungo operato. Richard Nixon, nominando il successore, precisò che nessuno sarebbe potuto rimanere in carica più di dieci anni e un soffio di rinnovamento fu la nomina delle prime donne alla qualifica di ‘Special Agent’. Nel frattempo, dal 1972 ad oggi, novità librarie o dossier riesumati aggiungono continuamente nuovi elementi ad una delle più discusse leggende americane del secolo scorso, ma tuttora ambigua e oscura anche nelle presunte scelte sessuali di John Edgar Hoover.

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