sabato 27 maggio 2017

Trump Gentiloni: delega Usa in Libia e Carabinieri a Mosul

50 minuti nello Studio Ovale della Casa Bianca a fare e foto e qualche dichiarazione che faccia titolo, poi è la diplomazia che concorda la sostanza, poca in verità. Titoli: ‘Non vedo un ruolo degli Usa in Libia, fate voi. Però più soldi per le difesa’, e Gentiloni promette l’impossibile raddoppio al 2% di spese militari, e Trump chiede i Carabinieri a Mosul, quando e se verrà liberata.

«Non vedo un ruolo per gli Usa in Libia». Lo dice Trump alla conferenza stampa di ieri alla Casa Bianca con Gentiloni. Traduzione dei nostri diplomatici, Trump intendeva dire che non vuole ripetere l’intervento militare fatto per rovesciare Gheddafi, ma riconosce il ruolo dell’Italia ed è al nostro fianco per stabilizzare il Paese.

Italiani quasi brava gente
«Siete uno dei principali partner commerciali dell’America, ma un partner equo, con scambi che beneficiano entrambi i Paesi (salvo la Vespa, forse). L’Italia poi è anche un partner chiave nella lotta al terrorismo: siete i secondi per contributo militare in Iraq e Afghanistan, e vi ringrazio per lo sforzo cruciale che state facendo, per stabilizzare la Libia e negare all’Isis di penetrare nel Mediterraneo».
Delega sulla Libia in cambio di cosa? Trump guerriero ha ricordato i 18 milioni di italoamericani, e i 30.000 membri delle forze armate Usa che operano nel nostro Paese, però ha ribadito la richiesta che «tutti gli alleati paghino la loro parte della difesa comune», portando quindi al 2% del Pil gli investimenti nel settore militare. Gentiloni promette l’impossibile, che se ci prova, in Italia ce lo mangiamo.

Complimenti, Papa e sottintesi
Trump uomo di mondo, non vede l’ora di essere in Sicilia per il G7, a Taormina: «L’Italia è un posto spettacolare, e un vero amico». Trump e il Vaticano: tensioni superate anche con Papa Francesco: «Sono ansioso di vedere il Papa, quando verrò in Italia».
Cose dette, cose sottintese che è meglio non dire. Siria, ‘diamoci una calmata’ suggerisce senza dire Gentiloni. Nessun ruolo militare per l’Italia nel Paese. Anche perché l’Italia è già molto attiva in Iraq e Afghanistan (anche troppo), «E credo che saremo decisivi nel lavoro di stabilizzazione in Iraq, dopo la sconfitta miliare dei terroristi». E qui arriva la sorpresa quasi nascosta, che nessuno vuol dire apertamente, forse per paura di reazioni negative, forse perché mancano ancore alcuni passaggi interni italiani necessari.

I carabinieri a Mosul
Washington pensa ai nostri militari per garantire la sicurezza della città, svela Paolo Mastrolilli su La Stampa. L’Italia ha chiesto la responsabilità del dossier Libia, e gli Usa sembrano disposti a sostenerla, ma con problemi incrociati. Ad esempio, impedire che l’ex colonia diventi la destinazione dei terroristi dell’Isis, dopo la caduta di Mosul e Raqqa.
In cambio Roma, attraverso i carabinieri che stanno già facendo addestramento a Baghdad, potrebbero svolgere -leggiamo- “un ruolo fondamentale per l’integrazione delle forze che ora stanno combattendo il Califfato nel Nord dell’Iraq, una volta che queste operazioni si saranno concluse”.

Libia, interessi contrapposti
Dare avere, carabinieri per chiarezza Usa sulla Libia. L’Egitto che preme per costituire una sua zona di influenza nella regione orientale del Paese, la Francia che punta a controllare le coste, la Russia che appoggia Haftar per acquistare peso in Medioriente. L’Italia, che considera la frammentazione una minaccia, chiede agli Stati Uniti sostegno diplomatico, e forse non solo. Governo Sarraj debole, ma senza alternative. Necessario coinvolgere Haftar e le altre componenti del Paese, senza bel sapere come. Con l’Egitto Washington ha già cominciato a esercitare qualche pressione, con la Russia la partita è globale, ma con la Francia e gli altri alleati Nato si può intervenire affinché ci sia unità dietro la leadership italiana.

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