lunedì 24 luglio 2017

Caso Del Grande contro la Turchia aiuta Gabriele?

Alfano alla Turchia: ‘Liberate subito il giornalista Del Grande’. Mobilitazione popolare. Il reporter fermato in Turchia ha iniziato lo sciopero della fame. Ieri breve telefonata del reporter ai familiari. Il rischio di irrigidimenti da parte della Turchia sotto schiaffo per il discusso referendum.

Alfano chiama il collega turco Cavusoglu, ‘liberate subito Del Grande’. Forse non è andata proprio così, ma questa è la sintesi. E a conoscere un po’ l’orgoglio turco, per far uscire Gabriele dalla, fare la voce grossa è la tecnica peggiore. Rimaniamo ad Alfano che dice di aver ricevuto il “massimo impegno” dal governo turco sul fatto che “le procedure verranno concluse al più presto”.
Perché in realtà, il nostro giovane compatriota, un po’ di regole turche forse le ha violate: zona vietata, per guerra e terrorismo in corso quella sul confine con la Siria, e mancato accredito giornalistico, che poi vuol dire rendersi controllabili. Ma dieci giorni di ‘fermo di polizia’ in vista di una inevitabile espulsione sono davvero troppi, salvo il dover temere di peggio, con qualche grave accusa a casaccio da Stato di emergenza. Non è bella democrazia da quelle parti, ma questa è la Turchia alle prese con un regime ‘forte’, anche prima di Erdogan.

Una delegazione del consolato italiano di Smirne si era recata nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea meridionale della Turchia, dove è trattenuto Del Grande. Viaggio inutile, visto che le autorità turche hanno impedito al vice console di vedere Gabriele.
A dare la notizia è il presidente della Commissione per i Diritti umani Luigi Manconi, che ha avuto un colloquio telefonico con l’avvocato di Gabriele Del Grande, il giornalista italiano fermato dieci giorni fa durante un controllo al confine con la Siria.

Gabriele Del Grande, 35 anni, è reporter e documentarista. Nel 2014, insieme ad Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry, ha realizzato il documentario “Io sto con la sposa” che racconta la vera storia di cinque profughi palestinesi e siriani, sbarcati a Lampedusa, che per arrivare in Svezia mettono in scena un finto matrimonio. Finanziato con il crowdfunding, il film è stato presentato alla 71ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, sezione Orizzonti.

Come giornalista ha collaborato con L’Unità, Redattore Sociale, Peace Reporter. Ha scritto i libri “Mamadou va a morire”, “Il mare di mezzo” e “Roma senza fissa dimora”. Nel 2013 ha realizzato un reportage sulla guerra civile siriana, pubblicato da Internazionale.

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