domenica 23 luglio 2017

1200 detenuti politici in Israele sciopero della fame e Barghouti

Almeno 1200 i prigionieri politici palestinesi reclusi in Israele hanno iniziato il digiuno ad oltranza indetto dal leader di Fatah, Marwan Barghuti. La protesta è anche una dura critica agli attuali vertici palestinesi.

Marwan Barghuti, leader di Fatah, messo in isolamento dopo la pubblicazione del suo articolo sul New York Times. Il ministero degli esteri israeliano protesta e definisce Barghouti e gli altri palestinesi condannati non “prigionieri ma terroristi” responsabili di violenze e attentati. Ministro immemore dell’Irgun e terrorismo va e vieni, quando Begin, poi presidente israeliano, faceva saltare un’ala del King David Hotel uccidendo 91 persone. Il ministro dell’intelligence, Israel Katz, battute a parte anche lui distratto, ha evocato l’introduzione della pena di morte.

La cronaca sempre attenta di Michele Giorgio, su ‘Nena News’ dalla Palestina, la terra, non lo Stato che non c’è. Sciopero della fame ad oltranza indetto da Marwan Barghouti per ottenere una serie di miglioramenti nelle condizioni di detenzione. La protesta indetta nel “Giorno dei Prigionieri” e alla quale nei prossimi giorni dovrebbero aderire altre centinaia di detenuti è stata battezzata “La battaglia degli stomaci vuoti” e “Lo sciopero dell’onore”.

Il ministro israeliano per la sicurezza interna Ghilad Erdan ha minacciato serie misure disciplinari verso chi sciopera e ha fatto allestire ospedali da campo per evitare che nelle prossime settimane dozzine, se non centinaia, di prigionieri in precarie condizioni debbano essere ricoverati nelle strutture sanitare israeliane. Il digiuno a tempo indeterminato ha anche un obiettivo politico interno: mettere sotto pressione i vertici palestinesi accusati di aver “dimenticato” le migliaia di detenuti politici in Israele.

Barghouti, noto tra la sua gente come il “Mandela palestinese” e dirigente di Fatah più popolare nei Territori occupati, è stato messo in disparte nonostante sia risultato il più votato tra i membri del Comitato centrale al recente congresso del partito. Non è stato nominato vice presidente del partito come ci si aspettava. La carica è stata assegnata a Mahmud al Aloul, personalità politica stimata ma non carismatica e popolare come lui.

Al Aloul ora è nelle condizioni migliori per ambire alla poltrona di presidente dell’Anp. Barghouti non condivide la linea morbida di Abu Mazen verso gli Usa e contesta il proseguimento della cooperazione di sicurezza tra l’Autorità nazionale palestinese e Israele. La protesta ha avuto inizio mentre il presidente dell’Anp si prepara a partire per Washington dove sarà ricevuto da Donald Trump alla Casa Bianca. Lui, Abu Mazen, dopo l’israeliano Benjamin Netanyhau.

Dal carcere Barghouti sfida al Aloul e gli altri candidati a sostituire l’82enne presidente Abu Mazen. Da giorni la moglie Fadwa, esponente di primo piano di Fatah, sui social, lancia accuse ai piani alti del partito. Se riuscirà a costringere Israele ad accogliere le sue richieste, Barghouti dimostrerà la sua leadership forte dell’appoggio di migliaia di prigionieri, dei loro familiari e di tanti altri palestinesi chiamati a scendere in strada in appoggio alla protesta.

«Di fronte ad un successo dello sciopero della fame i vertici del partito e dell’Anp non potranno continuare a tenere Barghouti nel congelatore. Allo stesso tempo (Barghouti) avrà bisogno che il digiuno dei detenuti vada avanti senza defezioni per diverse settimane, in caso contrario perderà la sua battaglia», ha spiegato un militante di Fatah che ha chiesto l’anonimato. Come già detto, Michele Giorgio su Nena News.

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