• 28 Febbraio 2020

L’Interpol a guida cinese-russa fa paura in occidente

Una accoppiata da lontane memorie di ‘Komintern’ trasferita ai vertici dell’Organizzazione internazionale della polizia criminale, l’Interpol. Meng Hongwei, ex viceministro della Pubblica Sicurezza del governo cinese nominato alla guida dell’Interpol. Il suo vice sarà il russo Alexander Prokopchuk. Una accoppiata che evoca fantasmi comunisti in molte capitali occidentali. Solo fantasmi dal passato o qualche timore reale per il presente?

Meng Hongwei, ex viceministro della Pubblica Sicurezza del alla guida dell’Interpol.
Meng Hongwei, ex viceministro della PS cinese alla guida dell’Interpol

Asse poliziesco Pechino Mosca
Primo cinese ad assumere la guida dell’Organizzazione internazionale della polizia criminale, Meng Hongwei si troverà certamente bene con suo vice che arriva da Mosca. Meng conosce molto bene gli ambienti dell’intelligence anticriminale del Cremlino. Dal 2000 ha supervisionato il processo di rafforzamento della cooperazione tra l’FSB russo (Federal Security Service) e il Gonganbu (il ministero della Pubblica Sicurezza cinese) nel settore dell’antiterrorismo.

Sempre in quegli anni Hongwei ha anche diretto il RATS (Regional Anti-Terrorist Structure), struttura per il coordinamento delle attività contro il terrorismo dei Paesi membri della Shangai Cooperation Organisation (SCO), di cui oltre a Cina e Russia fanno parte anche Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan e a cui potrebbe presto avvicinarsi la Turchia qualora dovesse rompere definitivamente i rapporti con l’Unione Europea.

Compiti e limiti dell’Interpol
Fondata nel 1914, l’Interpol è la seconda maggior organizzazione internazionale dopo le Nazioni Unite. Il suo compito è quello di coordinare le attività di cooperazione tra le forze di polizia dei 190 Paesi aderenti. Negli ultimi anni l’Interpol è stata impegnata soprattutto contro cellule jihadiste pronte a compiere attentati in Occidente e a fermare i flussi di foreign fighters diretti in Siria e Iraq. Le falle evidenti con gli attentati di Parigi di Bruxelles.

Lotta anticrimine o altri bersagli? Rispetto alla Cina, il rischio, secondo alcuni, è che il pretesto della lotta alla mafia possa essere utilizzato dai servizi segreti di Pechino per dare la caccia ai dissidenti rifugiati all’estero. Dai turcofoni musulmani uiguri, centinaia dei quali negli ultimi anni sono andati a combattere in Siria e Iraq al fianco dei gruppi jihadisti affiliati a ISIS o Al Qaeda, ai sostenitori del movimento buddista-taoista Falun Gong.

Terrorista o patriota?
Questione eterna e irrisolta, la definizione stessa di terrorismo e di terrorista, con possibile lettura rovesciata in patriota eccetera. Una contraddizione che risale alla storia del mondo. Proprio sull’ elezione di Meng è intervenuta Amnesty International che denuncia la polizia cinese, definendola ‘nota per le violazioni dei diritti umani e strumento per l’applicazione di un sistema politico repressivo’. Tra le accuse, confessioni forzate e ricorso alla tortura.

Rischio e sospetto irrisolvibili, ad esempio, sulle «Comunicazioni rosse» dell’Interpol -cioè quelle considerate più importanti a livello globale- contro dei dissidenti politici in patria, segnalati come terroristi. Secondo la Costituzione dell’Interpol, “è severamente vietato per l’organizzazione intraprendere qualsiasi intervento o attività di un politico, militare, religioso o di carattere razziale”. Questa è la regola, ma interessi nazionali propongono spesso eccezioni.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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