domenica 25 Agosto 2019

Anche Omran usato nella guerra delle bugie. Trucchi e segreti

C’è chi si stupisce e chi si scandalizza per il modo con cui i media occidentali hanno/abbiamo “abboccato” alla propaganda neppure troppo velata che si celava dietro la vicenda del piccolo Omran, il bimbo siriano ripreso dopo essere stato salvato da un edificio colpito dai bombardamenti. Bombe di chi, contro chi, e quelle foto scattate da chi e come? Come per la guerra di Troia: o la poesia di Omero, o la classica guerra di conquista achea in terra persiana che ha fatto un mucchio di morti, oltre ad Ettore ed Achille.

La guerra, è noto, è una fabbrica di bugie. La menzogna come arma, da sempre, perché ogni guerra ha bisogno della sua “Ideal politik” e dei suoi cattivi, ovviamente a schieramento variabile. In sommario il divino Omero, sommo poeta e trombettiere al servizio dei re achei. Nella modernità, i trucchi della “real politik” sono molto meno poetici ma molto più ingannevoli.
La vicenda del piccolo Omran, il bimbo siriano ripreso dopo essere stato salvato da un edificio colpito dai bombardamenti. Foto shock, e commozione planetaria. Ma riprovazione di rimbalzo sul cattivissimo che quel bimbo ha annichilito al punto dall’impedirne il pianto. Foto e situazione da guardare con attenzione, suggerisce Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa.

La bugia ha la gambe corte ma la fantasia lunghissima
L’Aleppo Media Centre (AMC) che ha proposto al mondo la fotografia, non è altro che l’ufficio di propaganda del Fronte al-Nusra, cioè di un movimento jhadista che fino a due settimane fa era parte di al-Qaeda, da cui è uscito per “ripulirsi la faccia”. Ma quasi nessuno lo ha ricordato.
Nessuno ha fatto caso che il soccorritore che porta in braccio Omran lo mette a sedere e se ne va lasciandolo in balìa di telecamere non certo casualmente presenti. Nessun controllo, neppure una pulita al viso del bimbo imbrattato di polvere e, nella parte sinistra, di sangue.
L’assenza di pianti e lamentele, al di là del probabile stato di shock, fanno sospettare che il sangue non fosse di Omran. Il bambino infatti si tocca il volto e guarda la mano sporca di sangue quasi con sorpresa ma senza reazioni di dolore se avesse toccato una ferita.

ambulanza fb

Foto che era giusto pubblicare per poi interrogarci. Altra foto
Per Cina e Russia, schierati apertamente con Damasco, il video è “costruito a fini propagandistici”.
Propaganda e contro propaganda, viene da dire. Salvo scoprire che l’autore dello scoop, Mahmoud Raslan (il primo da sinistra tra i due evidenziati nella foto sopra), è apparso abbigliato da miliziano in foto che ritraevano i killers del 12enne palestinese decapitato il mese scorso dai jihadisti con l’accusa di essere una spia ed è autore su twitter di sperticate odi ai terroristi suicidi.
L’Aleppo Media Centre ha poi rincarato la dose di indignazione informandoci della morte di Alì, fratello maggiore di Omran.
Qualcuno fa notare l’AMC non ha mai mostrato i civili massacrati dall’artiglieria e dai tagliagole di al-Nusra nei quartieri occidentali di Aleppo e in altre aree occupate dove la popolazione era scita o non sosteneva i ribelli jihadisti.

Credibilità delle fonti e il giornalismo schierato che sceglie
Sulle vittime del conflitto siriano, gran parte dei dati sono stati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’Ondus, che ha sede in Gran Bretagna ed è vicino ai ribelli cosiddetti “moderati”.
Secondo l’Ondus all’8 agosto la guerra aveva provocato circa 293mila morti, ma “solo” 84.500 civili (il 28,9 per cento), inclusi 14.711 bambini e 9.520 donne.
Difficile dire se i dati dell’Ondus siano attendibili data l’assenza di altri disponibili ma certo Ondus non ha simpatie né per Assad e i suoi alleati.
I dati sulle vittime di guerra tra le forze combattenti.
50.548 morti tra le file dei ribelli “non estremisti e miliziani curdi”, cioè Esercito Siriano Libero, schierato contro Assad, e le Forze di Difesa Popolare curde e le Forze Democratiche Siriane che combattono contro Isis. Il 17,3 per cento delle vittime totali.
49.547 tra i “miliziani estremisti”, cioè Stato Islamico ed Esercito della Conquista con Salafiti, Fratelli Musulmani, e qaedisti di al-Nusra (16,9 per cento).
104.656 tra i soldati governativi inclusi gli alleati iraniani, hezbollah libanesi (1.300 caduti) e volontari dell’internazionale sciita (35,5 %).

Strana guerra civile in cui i governativi muoiono più dei ribelli
Il dato su cui Analisi Difesa propone di riflettere è che ogni tre morti in Siria più di uno è un combattente leale a Bashar Assad. Le forze governative di Damasco che, utile ricordarlo, sono le sole -esclusa la coalizione a guida Usa e i russi- a disporre di armi micidiali quali aerei ed elicotteri, hanno subito più morti delle diverse formazioni ribelli e della popolazione.
La suddivisione della tipologia di vittime è certo macabra, e in parte incerta. Ma è lo spunto utile e necessario per riflettere sul racconto di fonti occidentale e arabe sunnite che da anni ci stanno raccontando un eccidio di massa perpetrato da una sola parte.
I soli cattivi a giustificare i sempre più relativi buoni nel carnaio Siria.
E l’umana pietà attorno al piccolo Omran, usata da alcuni come arma contro il loro nemico.

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