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martedì 19 20 Novembre19

A chi toccheranno le nostre scorie nucleari?

Siamo alla stretta finale sulla costruzione del nuovo Deposito per le scorie nucleari. Presto si saprà a quale territorio toccherà la spazzatura atomica. Ma per qualcuno c’è un vuoto normativo che non garantisce la piena sicurezza. Dubbi anche sulla tipologia di rifiuti radioattivi da smaltire

Presto si saprà a quale zona d’Italia spetterà custodire la spazzatura atomica accumulata in questi anni. Nessuno la vuole, ma chi se le piglia? Il governo lo comunicherà a settembre, dopo la pausa estiva. Per ora sappiamo che il 99% del territorio nazionale non potrà ospitare il nuovo Deposito di scorie nucleari. Del restante 1% la scelta ricadrà su poco più di una decina di siti, dicono a RemoContro fonti parlamentari ben informate. Ma le polemiche sembrano destinate ad aumentare insieme alle incontrollate temperature estive. Perché ancora non è stata costituita la nuova Autorità di controllo sul nucleare, ovvero l’Isin.

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Il cimitero atomico non piace a nessuno. Ma da qualche parte il nostro Paese deve smaltire quello che resta del combustibile fissile irraggiato, degli scarti dell’industria e quelli della medicina nucleare. Oltre a quello derivante dallo smantellamento delle centrali atomiche non più attive. Ma ad alimentare le polemiche c’è anche l’incertezza di quali tipologie di scorie possono essere conservate nel nuovo sito. Senz’altro quelle ad bassa e media attività. Ma che ne sarà di quelle ad alta attività? Non esiste al mondo un deposito permanente di quel tipo, a parte il quasi completo progetto finlandese di Onkalo.

Ad alzare il polverone estivo è il Movimento 5 Stelle, che attacca: “il governo ignora l’urgenza di avviare l’Isin e di fare una nomina credibile al suo vertice”. La nomina di Antonio Agostini proposta dal governo è ferma. “Agostini è incompetente, indagato e ora accusato di abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Serve una nomina credibile”, scrivono i senatori grillini Castaldi, Petrocelli e Girotto. Preoccupazione però arriva anche dall’Ispra che per il momento sostituisce la non nata Isin. Il direttore Stefano Laporta lamenta “carenza di personale competente e specializzato in grado di gestire la delicata fase.

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Intanto si rincorrono voci di frizioni anche dentro lo stesso esecutivo. Alcuni ministri di Renzi avrebbero scritto al premier chiedendo di accelerare sulla nomina ai vertici Isin. Quella di Agostini è più scomoda di quello che si vuole far credere? Forse. Ma in gioco ci sono interessi di peso. Tanto che il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico vorrebbero sboccare al più presto la situazione. Ma attenti, dice il direttore di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio, legare l’Isin ai due ministeri è altrettanto rischioso. Perché il controllore dipenderebbe dal controllato. La nave sembra quindi senza timone nel momento più delicato. Nucleare fuori controllo?

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