domenica 28 maggio 2017

Una moria di Califfi
nella guerra al terrore
che nessuno vuole fare

Il numero due dello Stato Islamico, conosciuto come Abu Alaa al-Afri, sarebbe stato ucciso in un raid della coalizione nel nord dell’Iraq dentro una moschea. Lo riporta la BBC citando il ministero della Difesa iracheno. Era il leader pro-tempore dopo il grave ferimento di Abu Bakr al-Baghdadi

Come per i re e per i papi, morto un Califfo se ne fa un altro. Il problema dello Stato Islamico, di questi tempi, è che i Califfi -re e papa assieme- durano troppo poco. Abdul Rahman Mustafa Mohammed, conosciuto come Abu Alaa al-Afri, ex professore di fisica ed ex al-Qaeda, è stato ucciso in un raid della coalizione nel nord dell’Iraq. Al-Afri si trovava all’interno della moschea di Tal Afar dove stava incontrando dozzine di militanti. Secondo quanto dichiarato da un portavoce del ministero della Difesa iracheno, Tahsin Ibrahim, anch’essi sono morti nel bombardamento.

 

Califfo bis copertina

 

Al-Afri era stato indicato da diverse fonti come il leader pro-tempore del Califfato dopo che Abu Bakr al-Baghdadi è stato messo fuori combattimento a marzo da un raid della coalizione. Iracheno, originario di una località a sud di Mosul, Al-Afri, è un qaedista della generazione di Baghdadi e che si era fatto le ossa in Afghanistan sin dalla metà degli anni ’90. Tornato in Iraq nei primi anni 2000 aveva aderito all’ala qaedista irachena diventandone sei anni dopo uno dei leader più in vista. La settimana scorsa il dipartimento di Stato Usa aveva messo una taglia di 7 milioni di dollari su di lui.

 

Coincidenza singolare. Secondo gli analisti, Afri negli ultimi mesi sembrava aveva assunto un ruolo di primo piano anche grazie al suo forte carisma e alla doppia legittimità che gli veniva dall’essere iracheno e di aver combattuto a fianco di Baghdadi. Il Califfato in crisi di leadership ma sempre e comunque all’attacco sul campo e la Coalizione che ha troppi leader che però vogliono fare la guerra da lontano. A nove mesi dall’inizio dei raid aerei la coalizione registra defezioni di alleati e scarsi risultati a terra. Gli stessi raid aerei sono al 90% condotti da aerei Usa e Gran Bretagna.

 

Mappa Siriairaq

 

Le defezioni alleate. Gli Emirati Arabi sono il primo partner che abbandona la coalizione. Il motivo formale è la ‘necessità di perfezionare le missioni di soccorso per recuperare militari in zona di guerra’ con un riferimento evidente all’episodio del pilota giordano, caduto a fine dicembre in Siria, catturato e decapitato da Isis. Obiezione condivisa da Arabia Saudita, Bahrein e Qatar che operano sulla Siria, e dal Marocco che vola sull’Iraq. Le missioni arabe sono inferiori al 5 per cento, ovvero simboliche. L’unico alleato arabo che partecipa davvero ai raid è la Giordania.

 

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