mercoledì 1 giugno 2016

Fu accanto a Reagan
Ora prevede guerre
e declino americano

«L’unica cosa che ci si può aspettare dal prossimo presidente degli Stati Uniti è più guerra, più morti e più oppressione del popolo americano credulone. Persone disinformate e credulone come gli americani non hanno futuro. Gli americani sono un popolo finito che la Storia sta per travolgere».

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Paul Craig Roberts è un economista americano di 75 anni che nella vita ne ha fatte molte. Assistente Segretario del Tesoro nell’ amministrazione Reagan e co-fondatore della cosiddetta ‘Reaganomics’, la politica economica di quella presidenza. Tra i tanti ‘peccati’ ha scritto anche per Wall treet Journal e BusinessWeek

 

Il nostro intervistato Paul Craig Roberts
Il nostro intervistato Paul Craig Roberts

 

di Costantino Ceoldo*

Il dottor Roberts, oltre alla biografia nota, fu anche membro di un comitato segreto di controllo sulla CIA, istituito allo scopo di verificare le informazioni fornite dai servizi segreti Usa sul prosieguo della Guerra Fredda con l’Unione Sovietica. È un profondo conoscitore dei meccanismi del potere a Washington e si è distinto per le sue analisi politiche, spesso discordanti rispetto a quelle del mainstream ufficiale.

 

D. In un suo recente articolo lei afferma che esiste un Establishment interno sia al Partito Repubblicano che a quello Democratico, votato alla conservazione del potere ed ostile a qualsiasi figura presidenziale indipendente ed autorevole. Com’è si è arrivati a questa situazione?

R. La capacità del governo di tassare, prendere in prestito e stampare denaro determina il controllo del governo sulle risorse private. Il beneficiario di queste risorse può essere, in determinate circostanze, il popolo stesso. Più spesso, i beneficiari sono i profitti di gruppi privati che sono alleati con il governo. Col passare del tempo questi gruppi si consolidano e diventano un Apparato. Negli Stati Uniti la struttura è composta da gruppi di interesse privati -come ad esempio il settore finanziario, il complesso militare e della sicurezza, la lobby israeliana, le industrie estrattive e agroalimentare- che scrivono le leggi che il governo poi promulga.

Le correnti nei partiti servono questi interessi in cambio delle grandi donazioni necessarie per le campagne politiche che eleggono il governo. I due partiti politici degli Stati Uniti fanno a gara per essere la puttana dei gruppi di interesse privati, perché il partito con la maggioranza è in grado di fare più favori e ricevere quindi più benefici. Quando outsider politici come Jimmy Carter o Ronald Reagan, che possono essere tollerati fintanto che si limitano ad essere Governatori di uno Stato, conquistano la nomina presidenziale a danno dei candidati dell’Establishment e vengono eletti, mettono a repentaglio il controllo dell’Apparato.

Ad esempio, quando l’Establishment Democratico si rese conto che Franklin D. Roosevelt non sarebbe sopravvissuto al suo quarto mandato, cacciò il suo popolare vice presidente, Henry Wallace ed installò al suo posto il non-entità e facilmente controllabile Harry Truman. L’Establishment è stato così in grado di utilizzare Truman per creare la molto redditizia Guerra Fredda, che ha mantenuto in salute per anni il complesso militar-industriale.

 

D. Sbaglio o si è affermata a livello politico una sorta di “generazione Power Point”? Cioè un insieme di persone i cui schemi di pensiero sono estremamente semplificati, lineari e in cascata, privi quindi di una marcata capacità di pensiero laterale, oltre che di onestà?

R. Non posso rispondere per tutti i Paesi. Negli Stati Uniti l’attuale potere è costituito dai Neoconservatori. Il loro nome è fuorviante. Non sono conservatori. I loro padri provengono dalla sinistra trotskysta. Con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, i neocon hanno concluso che la Storia avesse scelto i capitalisti, non i lavoratori e che l’America fosse il Paese “eccezionale e indispensabile” il cui diritto era quello di esercitare egemonia sul mondo. Questo è simile alla teoria della rivoluzione mondiale di Trotsky, ma a favore del capitale americano, non dei lavoratori. Il perseguimento di tale politica degli Stati Uniti ha definito la politica estera dal regime Clinton. Le vite di milioni di persone hanno pagato per la supremazia del controllo americano.

 

D. Possiamo quindi dire che l’attuale politica estera statunitense è il prodotto di questa generazione “a pensiero limitato”? Nel caso, secondo Lei quanto ne sono influenzati i vertici militari?

R. Non credo che gli Stati Uniti siano più in grado di produrre leader. Il governo è semplicemente qualcosa da utilizzare mediante ordini del giorno. I capi militari traggono beneficio dalle mobilitazioni e dalla guerra, le promozioni sono più rapide e gli ufficiali in congedo hanno pensioni più elevate. Una volta raggiunto il grado di maggiore o tenente generale, abbondano le opportunità di consulenza private o del Pentagono come pure le direzioni di aziende militari o di sicurezza nel settore “difesa”. Le ricompense finanziarie rendono i generali complici nella propaganda di “minacce” sempre presenti, siano esse “terroristi”, musulmani, la “minaccia” russa o cinese.

 

D. Alcune persone, qui in Italia, ritengono che l’attuale politica statunitense sia conseguenza della crisi di quello che loro stessi chiamano “Impero Americano”. Qui il termine “Impero” è usato in una eccezione diversa da quella che generalmente gli si attribuisce ma indica comunque una forma di governo autoritaria e liberticida. Qual è la Sua opinione al riguardo?

R. Gli Europei sono responsabili per l’Impero Americano. Gli Europei sprofondarono nella Guerra Fredda, con la visione dell’Armata Rossa che dilagava in Europa stuprando tutte le donne in Germania, e assegnarono la loro difesa e la loro politica estera a Washington. Gli Europei non hanno avuto una politica estera indipendente dalla Seconda Guerra Mondiale. I Paesi Europei sono gli Stati vassalli dell’Impero americano e prendono i loro ordini da Washington. Nessun leader europeo è indipendente dal controllo di Washington.

 

D. La situazione sociale attuale che vivono gli Stati Uniti e, in parte, il mondo Occidentale, può essere paragonata a quella vissuta negli ultimi tempi dalla Repubblica Romana con l’omicidio di Cesare come detonatore delle guerre civili e catalizzatore dell’Impero romano? Fino a che punto potremmo spingerci con questo paragone?

R. La Repubblica Americana è stata distrutta nella cosiddetta Guerra Civile. Quella guerra riguardava un Impero, non la schiavitù. Lincoln stesso dichiarava che avrebbe sostenuto la schiavitù se avesse conservato l’Impero. Non appena i criminali di guerra dell’Unione ebbero distrutto il Sud, distrussero anche gli indiani delle pianure, aprendo così il West allo sfruttamento da parte di gruppi di interesse privati.

 

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D. Le recenti elezioni di medio termine hanno trasformato il Presidente Obama nella proverbiale “anatra zoppa”. Come ritiene si svolgeranno gli ultimi due anni della presidenza Obama?

R. L’ “anatra-zoppa pensiero” è obsoleto. Obama rappresenta l’Establishment così come lo rappresenterà il suo sostituto. Gli attacchi dei Repubblicani contro Obama non sono altro che la loro speranza di essere la prossima puttana dei gruppi di interesse privati che governano l’America e che saranno i Repubblicani, invece dei Democratici, a riceverne le ricompense.

 

D. Per concludere, secondo Lei che cosa ci dovremo aspettare dal prossimo presidente americano? Che si tratti di Jeb Bush o Hillary Clinton o anche di un improvviso outsider, che cosa cambierà e che cosa non cambierà nella politica americana?

R. L’unica cosa che ci si può aspettare dal prossimo presidente degli Stati Uniti è più guerra, più omicidi e più l’oppressione del popolo americano credulone. Persone disinformate e credulone come gli americani non hanno futuro. Gli americani sono un popolo morto che la Storia sta per investire.

 

*L’intervista è stata realizzata da Costantino Ceoldo che, per sua riservatezza, ama figurare solo come un amico e attento lettore di RemoContro

 

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