venerdì 26 agosto 2016

Terrore in Nigeria
I pazzi Boko Haram
sequestri e stupri

Ancora sequestri, terrore puro, follia: altre 11 ragazze sequestrate, altri 300 morti ammazzati colpendo nel mucchio. Terroristi. I peggiori, i Boko Haram, quelli che e vendono come schiave le studentesse rapite nel nome di Allah. Bestemmiatori della fede musulmana, si ribella qualcuno

Boko Haram protesta sito 800

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Pochi giorni fa, il 6 maggio, in dodici ore militanti del gruppo islamico a bordo di pick up e mezzi blindati, coi loro fucili d’assalto e lanciagranate a razzo, sono arrivati a Warabe e WaWala nella Chibox Local Government area e hanno sequestrato 11 ragazze fra i 12 e i 15 anni.

Il gruppo ha poi raggiunto la città di Gamboru Ngala, al confine della Nigeria con il Camerun, sede della Ngala Local Government Area dello Stato del Borno, e ha sparato sulla popolazione nel mercato e nella cittadina dando alle fiamme case, negozi, veicoli.

Il bilancio provvisorio è di oltre 300 morti e quasi centinaia di feriti.

C’è stato bisogno dell’ennesimo massacro compiuto nella persistente inerzia del Governo Federale ma questa volta alla presenza nel Paese di leader mondiali presenti al World Economic Forum per scuotere la Comunità Internazionale.

Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Cina hanno assicurato l’invio di unità speciali con la copertura satellitare e droni di sorveglianza per dare una svolta alla ricerca dei nuclei combattenti del movimento islamico con l’obiettivo prioritario di recuperare le ragazze sequestrate nelle incursioni del 14 aprile e del 6 maggio.

 

Nigeria, proteste contro governo: liberi studentesse rapite

 

Il gruppo nasce in una delle aree più povere del mondo, dove mortalità infantile, tasso di alfabetizzazione e disoccupazione di massa raggiungono livelli da crisi umanitaria.

Un meccanismo di rivolta originato dalle emergenze locali causate dal una leadership corrotta, un apparato si sicurezza inadeguato e l’accaparramento delle ricche risorse energetiche nelle mani di una ristretta élite.

Ora il Capo di Boko Haram, Abu Baker Shakatu, può contare anche sul gruppo scissionista Ansaru che predilige l’internalizzazione dello scontro attraversando i confini dei Paesi vicini.

Il progetto della delocalizzazione della lotta armata in Camerun, Chad e Niger era stato diffuso in un forum jihadista nel novembre 2012 dallo stesso Shakatu.

Ripresa dal Rapporto Onu del 2012, la doppia valenza interna e internazionale di Boko Haram era valutata come conseguenza della guerra in Libia poi ricaduta nella fascia del Sahel dove ritornavano quanti avevano combattuto con Gheddafi.

E portavano armi, sottratte dai ricchi depositi del Colonnello.

 

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Nello stesso senso e più recentemente, nell’aprile 2014 il Country Reports on Terrorism del Dipartimento di Stato americano evidenzia i contatti logistici, finanziari e addestrativi di Boko Haram con omologhe formazioni jihadiste operanti nella striscia sahelo-sahariana come Al Qaeda in the Islamic Maghreb, al Qaeda e al Shabaab.

A livello internazionale inoltre, la terribile vicenda delle giovani studentesse sequestrate ad aprile è oggetto nell’immediato di una campagna mediatica attivata negli Usa sui siti Changeorg, Fecebook e persino su quello della Casa Bianca con lo slogan “Bring Back Our Sisters”.

E la risposta USA è stata tempestiva con intervento del Presidente Obama.

 

Ora bisognerebbe passare dalle buone intenzioni ai fatti.

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