sabato 25 giugno 2016

Mission di RaiUno
‘È tutto finto’
Smentite e dubbi

Emanuele Filiberto, Paola Barale e Albano mostrati sul web nei primi spezzoni del docu-reality su Rai Uno dal 4 dicembre. Un blog: poca trasparenza, riprese effettuate in barba a leggi locali, campi profughi riprodotti come set, dubbi sulla destinazione dei ricavi. Dubbi sulle scelte. Smentite Rai

campi-profughi sito

Reality con comparse africane? Ad una settimana dalla messa in onda, nuove polemiche su Mission, il programma che vede personaggi noti impegnati nei campi profughi in onda il 4 e 12 dicembre su Rai1. A scatenarle l’anticipazione sul web di un estratto della puntata che vedrà Emanuele Filiberto e Paola Barale impegnati in Congo da parte del blog African Voices, che analizzando le immagini sostiene, tra l’altro, che non siano state girate in campi profughi ma in improvvisati set cinematografici. Le sequenze in cui i due vip vengono ritratti mentre verniciano il muro di una scuola o mentre cucinano con una famiglia congolese hanno già provocato interventi polemici. Sul sito di Vita, mensile sul mondo no profit, ad esempio si legge: “viene da pensare che sia proprio un reality, condito da comparse africane”.

 

Il solidarismo organizzato. Dura la replica di Nino Sergi, presidente di InterSos, la ong che insieme a Unhcr (l’agenzia Onu sui rifugiati) ha partecipato alla realizzazione della trasmissione. “Critiche a priori”, e “false ricostruzioni”, le accuse che circolano sul web. “Ma pensano che siamo impazziti? Come potremmo mai, noi che lavoriamo sul campo da anni, spettacolarizzare la presenza dei rifugiati? La riflessione che sto facendo è che anche nel mondo del sociale comincia a esserci qualcosa di molto marcio”. Insomma, come già accaduto nei mesi scorsi, attorno alla tanto discussa iniziativa editoriale di Rai Uno volano sempre gli stracci. Dev’ essere un vizio d’origine. Forse legato alla caratura dei personaggi noti esibiti nella solidarietà missionaria in ripresa televisiva. Bis di autodifesa da parte dell’Unhcr, sezione Italia.

 

Accuse prive di argomentazioni valide. Lo dichiara Laura Iucci, l’operatore umanitario che si vede nel video mentre guida Paola Barale e Emanuele Filiberto nella “missione” in Congo. “Si dice che la missione in Congo è stata girata in un tranquillo villaggio, invece a Doruma ci sono 17 mila sfollati – prosegue -. Si dice che si tratta di un set cinematografico, invece le immagini in cui si vede Paola Barale cucinare sono girate in un luogo destinato al reinserimento delle donne che hanno subito violenza sessuale”. Questione soldi, l’accusa più infamante. “Tecnicamente non sappiamo ancora come sarà realizzata la raccolta fondi, ma nel corso della messa in onda un sms solidale  e queste risorse andranno esclusivamente alle popolazioni interessate dalla trasmissione in Mali, Ecuador, Sud Sudan, Congo e Giordania”.

 

Filiberto merda sito

 

Eppure le accuse sono circostanziate. Africanvoices mostra in anteprima alcune scene del programma: Paola Barale, occhialoni gialli e tenuta ginnica, che cucina in quello che dovrebbe essere un campo profughi ma che sembrerebbe piuttosto un tranquillo villaggio congolese. Emanuele Filiberto Di Savoia che dipinge insieme a lei una scuola, anche questa all’interno del villaggio e infine Albano, panama bianco e sciarpa di seta, che distribuisce cibo in Giordania. I primi dubbi sulle immagini sono relative alla località delle riprese. L’obiettivo del programma, secondo quanto riferiscono gli autori, è raccontare al grande pubblico di Rai Uno la realtà terribile che vivono le popolazioni nei campi profughi. Ma le scene con Paola Barale che cucina per i profughi sembrerebbero realizzate in un villaggio.

 

Non campi profughi ma villaggi. La comunità congolese afferma che non si tratta di un campo profughi ma di un tranquillo villaggio congolese non toccato dalla guerra. La scena iniziale con la Barale che aiuta in cucina ha alte probabilità di essere stata girata in una abitazione privata” –si legge sul blog, che riporta anche la risposta di UNHCR Italia: “In Congo le riprese non sono state realizzate in un campo profughi come da lei indicato, bensì nella località di Doruma dove sono presenti, come siamo certo lei saprà, circa 17.000 sfollati interni”. “Questa precisazione – continua Beltrami – ci ha aiutato a superare la nostra sorpresa quando siamo venuti a conoscenza dalle autorità locali congolesi che il campo sfollati di Doruma non esiste più da anni e molte delle persone che vi erano accampate, sono state trasferite”.

 

Pietismo sulle disgrazie umane. Nella sintesi fatta dall’agenzia stampa di Redattore Sociale della Comunità di Capodarco, le accuse entrano nei dettagli. Le immagini -viene affermato- mostrano “una dimensione di finto-reality realizzato a metà strada tra gioco, fiction, isola dei famosi, in una atmosfera familiare, tranquilla e gioiosa impossibile da trovare in un campo profughi. I protagonisti sono solo i Vip impegnati in pseudo-lavori manuali preparati ad hoc che mostrano il lavoro dell’operatore umanitario come banale e che chiunque potrebbe improvvisare, persino Paola e Filiberto”. Il precedenza stata Info Cooperazione a sollevare dubbi. “Nel nostro mestiere occorre una dose di cinismo come autodifesa psicologica senza mai dimenticare i limiti del giornalismo di fronte al pietismo sulle disgrazie di esseri umani”.

 

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L’accusatore se ne intende. Autore e fonte di tali gravi affermazioni, è il giornalista free lance Fulvio Beltrami. Che così si racconta sul suo sito facebook. «Originario del Nord Italia, sposato con una donna africana, da dieci anni vivo in Africa, prima a Nairobi ora a Kampala. Ho lavorato nel settore umanitario in vari paesi dell’Africa e dell’Asia. Dal Settembre 2011 collaboro con il quotidiano italiano online L’Indro (www.lindro.it) com inviato per l’Africa. Da qualche anno ho deciso di condividere la mia conoscenza della Regione dei Grandi Laghi (Uganda, Rwanda, Kenya, Tanzania, Burundi, e Est del Congo RDC) e dell’Africa in generale, scrivendo articoli sulla regione pubblicati in vari siti web di informazione. Le fonti delle notizie sono accuratamente scelte tra i mass media regionali, fonti dirette e testimonianze».

 

Dettagli tecnici di non poco conto. La delicata realizzazione di questa trasmissione in Congo é stata affidata dalla Rai e dell’UNHCR Italia alla Dinamo Srl per gli aspetti tecnici, e alla Ong Intersos di Roma, per gli aspetti logistici e burocratici. I tecnici della Dinamo Srl, esperti in riprese di alta qualità ma totalmente ignari delle problematiche e difficoltà logistiche e amministrative in questi lontani paesi africani, si sono affidati ad Intersos per una adeguata assistenza. Li assiste Mauro Celledin, pensionato di Padova con una approfondita conoscenza dell’ est della Repubblica Democratica del Congo e della Repubblica del Sud Sudan. Mauro Celledin aveva già partecipato all’assistenza logistica per la realizzazione della puntata pilota di Mission girata nel 2012 a Yambio, Sud Sudan con Michele Cucuzza e Barbara Di Rossi.

 

I dubbi sui luoghi delle riprese. Violazione delle regole per poter operare in quell’area, è una delle accuse, ma ben più grave, quella di avere realizzato una sostanziale messa in scena. “Durante la visione del video consegnatoci da un cooperante Intersos anonimo, é sorto il dubbio che le riprese in Congo non siano state veramente girate in un campo profughi, ma in altri luoghi, allestendo dei set cinematografici”. L’equivoco facile tra campo profughi (l’inferno) e campo sfollati (purgatorio). Come quello di Doruma citato da Unhcr e che non esiste più da anni. Peggio (se dimostrato): “Il focolare su cui allegramente bolle la pignatta in cui cucina la Barale ha alte probabilità di essere stata girata in una abitazione privata”. Ed è davvero difficile immaginare certi personaggi tv nei territori delle scorribande dei Signori della guerra accusati di massacri.

 

 

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